27 Ottobre, 2020

Roberto Derobertis

32 ARTICOLI

Sussulti dell’umano

Patrick Chamoiseau, Fratelli migranti. Contro la barbarie, "Con una lingua che ricerca l'effetto folgorante dell'aforisma, Chamoiseau descrive un mondo invaso dalle merci e dalle connessioni elettroniche ma chiuso alla circolazione degli esseri umani. La sua prosa poetica non disdegna di cimentarsi con la prosa di un mondo ridotto a dati. Anzi, la presa d'atto della materialità economicistica che pervade la nostra vita – fino a prenderne il sopravvento – è l'unica possibilità di fare esodo dal dominio del «Mercato»."

La fine del meraviglioso giuoco

Enrico Brizzi, Nulla al mondo di più bello. "In effetti, la prosa di Brizzi alterna, senza soluzione di continuità, fatti calcistici e fatti di Storia «grande», costruendo una storia sociale del calcio che è anche una storia calcistica della società italiana ed europea. Così, per esempio, ci si appassiona alle vicende della Guerra civile spagnola attraverso il lento declinare del campionato locale e la fuga delle sue migliori squadre antifranchiste, come il Barcellona, in un esilio forzato ma glorioso nelle Americhe, dove saranno persino ospitate nel campionato messicano."

Lo sconfinamento che regola la Storia: sulla scrittura di Alessandro Leogrande

L'infaticabile impegno di Leogrande irrompeva là, dov'era in agguato la spiegazione facile, fondata sulla cristallizzazione degli stereotipi. La precisione del lessico e l'esattezza della scrittura, la generazione continua di connessioni, talvolta inaudite, gli scavi testardi e uno sguardo di rarissima umanità in tempi come questi – tempi sempre interessanti per lui – permettono alla sua scrittura rigorosa di illuminare il futuro con rapidi bagliori accecanti, proiettando le sue narrazioni nello spaziotempo striato della Globalizzazione, parola chiave nei suoi scritti degli anni Duemila.

Poesia nei minuti depredati della luce

Agota Kristof, Chiodi. "I versi di Kristof – che nella sua bella postfazione Pusterla definisce «atroce e struggente» – non conoscono punteggiatura; in essi vi è un fluire di parole che lentamente precipitano verso una chiusura che coincide con un'impossibilità: «morti camminano / per queste vie anche io sarò pallida se solo sapessi / dove andare da chi e perché» scrive in «La finestra della notte»."

La delicata manutenzione delle relazioni

Auður Ava Ólafsdóttir, Hotel Silence. "La prima parte del romanzo, intitolata «Carne», che culmina con la decisione del protagonista di farla finita, si svolge in Islanda. La seconda, intitolata «Cicatrici», si svolge in un non ben specificato Paese dove una devastante guerra civile ha da poco lasciato posto ad una fragile tregua: potrebbe essere un luogo qualunque della ex Jugoslavia degli anni Novanta o la Siria di oggi. È qui che Jónas progetta di suicidarsi."

Una trama (finalmente complessa) del Sud

Alessandro Leogrande, Dalle macerie. "Infatti, nel tratteggiare i poteri che hanno plasmato Taranto dopo l'unità d'Italia, accanto alle classi dirigenti della politica locale e nazionale, al siderurgico e alla mafia, Leogrande punta impietosamente la sua lente sul ruolo della Marina militare che, con l'Arsenale, ha gestito “una sorta di città militare di massa”. I militari hanno rappresentato l'ingrediente dell'“autoritarismo” nella peculiare ricetta tarantina dello sviluppo."

Versi da luoghi impervi

Franco Arminio, Resteranno i canti. "Del resto, “Paesologia” – singolare disciplina inventata da Arminio un ventennio fa – significa “Portare notizie dalla desolazione”, perché non esistono posti che non non hanno nulla da raccontare, che sono condannati all'insignificanza. Questi versi si rivolgono “al grano che cresce / sulle frane”, la vita ostinata nelle fessure dell'impervio."

Genealogia del lavoro

Roberto Ciccarelli, Forza lavoro. "Perché la forza lavoro del delle piattaforme è costituita da milioni di utenti che producono ricerche e si prodigano in un ininterrotto lavoro di registrazione di dati e valutazione, che algoritmi e macchine accumulano e riprocessano."

Solitudine carceraria, in versi

Faraj Bayrakdar, Specchi dell'assenza. "È un guardare ovattato e silenzioso. Non c'è clamore né ricerca di pirotecnici effetti linguistici in questo libro ma una po/etica del silenzio." Le edizioni Interlinea propongono una nuova raccolta poetica del siriano Faraj Bayrakdar, per la traduzione e la cura di Elena Chiti che aveva già curato il primo volume in italiano del poeta: Il luogo stretto (nottetempo).

Sfollati nel profondo sud

, Dalle Dolomiti alle Murge, profughi trentini della grande guerra. - Cosa sia l'identità italiana lo si capisce ai confini, sui bordi, nelle pieghe della lacunosa storia ufficiale. Si ritrova nel movimento e nella mescolanza, non certamente nella stabilità o nell'omogeneità delle culture, delle lingue e delle pratiche sociali. A confermare questa idea arriva Dalle Dolomiti alle Murge di Francesco Altamura, storico contemporaneista, precario della conoscenza collaboratore della Fondazione Gramsci di Puglia.