10 Luglio, 2020

Bastava chiedere – la versione di lei

Emma, Bastava chiedere! 10 storie di femminismo quotidiano, tr. Giovanna Laterza, Laterza, pp. 186, euro 18,00 stampa

Sono una giovane donna cresciuta in una famiglia sana, figlia unica, cocca di papà ma non viziata. Ho sempre visto mia madre gestire le faccende di casa, uscire la mattina presto per andare al lavoro, portarmi da mia nonna perché mi accudisse nel pomeriggio dopo la scuola, rientrare la sera per cucinare, chiedermi se avessi fatto i compiti e proseguire nelle faccende di casa. Quando riusciva mi faceva trovare sul letto dei regali oppure dei dolci in forno, così, perché le avanzava del tempo. Tempo che avrebbe potuto sfruttare per dedicarsi alle sue passioni, tempo che avrebbe potuto gestire in maniera differente chiedendo al resto della famiglia un aiuto – anche se quell’aiuto sarebbe stato comunque incompleto.

Nella bellissima prefazione, Michela Murgia descrive le sue due famiglie come due contesti con un punto in comune: le due madri (una imprenditrice, l’altra casalinga) gestivano la casa asserendo con orgoglio di avere un potere occulto ché senza la donna tutto si ferma, che il patriarcato è solo una scusa, che in realtà le donne hanno il potere perché decidono per tutti su tutto. Gli uomini di casa invece non sapevano neppure dove fossero stipate le mutande. Questo cosiddetto matriarcato nasconde solamente la verità che le donne costituiscono l’ingranaggio fondamentale di un meccanismo sostanzialmente patriarcale.

Il nostro retaggio ci obbliga inconsciamente a comportarci e a reagire nelle varie situazioni come descritto nelle sconvolgenti vignette di Emma, blogger, fumettista e ingegnera informatica francese, già autrice bestseller di numerose storie, tradotte in molte lingue. Tante di noi leggendo questo libro rimarranno stupite, scioccate, meravigliate, anche arrabbiate, ma tutte ci sentiremo capite, comprese, e in un certo senso abbracciate.

Il nostro pensiero è viziato e non ce ne rendiamo nemmeno conto, viviamo in una bugia e questo perché è sempre stato così, nessuna ha mai alzato la testa né aperto gli occhi su evidenze, ed Emma in dieci capitoli suddivisi per argomento ci parla di carico mentale, lavoro emozionale, manipolazione emotiva, ripartizione del lavoro, ma anche di consapevolezza sessuale e conoscenza del nostro corpo, nello specifico ponendo un piccolo focus sul clitoride. Viene citato Freud che (un uomo!) era convinto che l’orgasmo clitorideo fosse esclusivamente il piacere delle ragazzine mentre l’orgasmo con penetrazione fosse quello più “normale”. Un altro argomento delicato che viene trattato è quello della cultura dello stupro, ossia un insieme di comportamenti abusivi di diversi livelli, non tutti illegali ma certamente da condannare perché fanno a meno del consenso della partner. E non ha importanza se una donna mette in mostra le sue curve, non è istigazione, se dice no è no.

Il carico mentale soprattutto è l’atteggiamento che ci penalizza maggiormente. Ci prendiamo cura di tutto, della casa, del lavoro e di come può sentirsi il partner, e quando proviamo a rilassarci sul divano davanti ad un film il nostro cervello non si ferma affatto, continua a macinare pensieri come una giostra impazzita e questo è un lavoro invisibile.

In sostanza “ci troviamo in un sistema in cui da una parte le donne hanno un ruolo significativo ma sfiancante, sottovalutato e costoso in termini di carriera e stipendio mentre dall’altra parte, gli uomini rimangono intrappolati in un atteggiamento presenzialista privo di senso, ma che dà loro possibilità economiche e professionali.” Cerchiamo dunque di riorganizzare le priorità in funzione di una precedenza per il tempo personale e familiare rispetto al tempo speso al lavoro.

Uno degli ultimi capitoli è dedicato alla maternità, emblema della disparità tra uomo e donna, ma anche di carenza di solidarietà tra donne perché il parto è un atto sfiancante e doloroso e semplificare certi stati d’animo che le neomamme devono affrontare, asserendo che la causa sia la depressione post-partum significa sminuire il ruolo di una madre, di generare la vita. Senza generalizzare, si specifica che la questione non riguarda tutti i paesi visto che in Europa ci sono nazioni come la Svezia e la Germania che forniscono agevolazioni per queste situazioni come congedi parentali più lunghi e retribuiti, e posti letto per l’altro genitore in ospedale.

Questo volume dovrebbe diventare la bibbia di noi donne che cresciamo i nostri figli fin dalla tenera età con abitudini sbagliate con il pensiero errato che “è sempre stato così”: le bambine giocano con bambole e cucine di plastica mentre i maschi si dedicano alla lotta e ai modellini di mostri o auto per sviluppare una virilità richiesta dalla società che li circonda. Questo volume dovrebbe essere letto da tutti gli uomini di casa, padri, figli, fratelli, amici e colleghi per comprendere più a fondo le dinamiche che regolano le nostre interazioni e relazioni. Questo volume dovrebbe essere letto, punto.

Qui “La versone di lui” (Federico Bosco)

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