5 Marzo, 2021

Identità e rapporto di coppia nel primo Carrère

Emmanuel Carrère, I baffi, tr. Maurizia Balmelli, Adelphi, pp. 149, euro 17,00 stampa, euro 8,99 epub

“Che ne diresti se mi tagliassi i baffi?”

Inizia così, con una proposta banale, quasi uno scherzo un po’ provocatorio, la vicenda del protagonista di questo romanzo, intitolato I baffi (La Moustache, in originale), che lo scrittore, sceneggiatore e regista francese ha scritto nel 1986, ora pubblicato in Italia da Adelphi, casa editrice che si è presa l’onore di aver fatto conoscere ai lettori italiani un autore di culto in Francia.

“Agnès, che sfogliava una rivista sul divano, diede in una risata leggera, poi rispose: – Sarebbe una buona idea”.

In realtà, l’idea del nostro eroe, che non ha nome, si rivelerà tutt’altro che buona. Anzi, sarà l’inizio di un vero e proprio incubo, che lo porterà a dubitare, alternativamente, della sanità mentale sua e di sua moglie, a rivedere il loro rapporto di coppia e la sua intera vita.

I baffi, per il protagonista, sono una prerogativa del suo essere, li ha sempre portati, ma ora, mentre si prepara a radersi la barba, una mattina in bagno, dopo aver accarezzato l’idea che sembra piacere ad Agnès, sua moglie da cinque anni, porta a compimento il taglio netto col suo passato.

Con calma, seduto precariamente sul bordo della vasca, raccogliendo i peli che cadono in un bicchiere per non intasare lo scarico: in pochi minuti il volto è liberato dai baffi e il protagonista, come un bambino che ne ha fatta una delle sue, pregusta la faccia che farà Agnès, i suoi commenti, e quelli degli amici Serge e Véronique, più tardi, quando saranno a cena da loro.

Invece, non succede nulla. Né Angès prima, né la coppia amica poi, sembrano accorgersi della sua nuova condizione. Nessun commento, nessuna reazione di sorpresa. In un primo tempo, l’uomo crede a uno scherzo, ideato dalla moglie e supportato dai due amici.

“L’assenza di reazioni da parte di Agnès, o piuttosto la sua rapidità di reazione, tradiva la stretta complicità che li legava, la capacità di rispondere allo scherzo improvvisandone un altro, cosa per la quale, anziché metterle il broncio, c’era da farle i complimenti. Ride bene chi ride ultimo, era proprio da lei, era proprio da loro e adesso friggeva dall’impazienza, non tanto di chiarire un malinteso, ma di godere insieme a lei di un’intesa quasi telepatica e di coinvolgere i loro amici”.

Quando non è più possibile portare avanti il gioco di quello che, secondo lui, è uno scherzo, il protagonista si rivela, mette la moglie davanti al fatto compiuto, le chiede cosa pensa dei baffi che non ci sono più.

Qui inizia l’incubo. Perché Agnès nega con forza che lui abbia mai portato i baffi, e così fanno Serge e Véronique.

E quando l’uomo, impiegato come architetto in uno studio, andrà al lavoro, il giorno dopo, sperimenta la stessa reazione nei suoi colleghi, perché anche loro sono sostengono che i baffi non siano mai esistiti.

Il nostro crede di essere impazzito, ma poi pensa che forse è Angès a essere pazza. Si confronta con lei, ne nascono litigi, urla, ognuno dei due accusa l’altro di essere sull’orlo di un esaurimento, l’uomo arriva a pensare che forse sono pazzi entrambi. Alla fine si riappacificano, perché si amano e questo è quello che conta.  Ma poi i baffi tornano tra loro come una presenza ormai impossibile da cancellare, un’ombra gettata sulla fiducia reciproca della loro vita di coppia, che si va sgretolando.

A questo punto, l’unico modo per dimostrare l’esistenza di un passato baffuto è quello di ricorre alle fotografie. Sì, i baffi c’erano. Ma Agnès crede che siano una contraffazione, li gratta persino via dalla foto del documento d’identità con una lametta.

Ormai, l’esistenza è compromessa; ma sarà quando anche altre cose del passato inizieranno a sparire che, in un atto al limite massimo della paranoia in cui è sprofondato, il protagonista compirà un passo drastico e decisivo.

Carrère costruisce una vicenda che, partendo da un impulso spontaneo, quello di tagliarsi i baffi, si fa via via sempre più concitata, piena d’ansia, in un crescendo di accuse, scontri, richieste di scuse, fino a diventare un surreale racconto di un’esistenza travolta dal più grottesco dei destini.

Una storia che sarebbe piaciuta al nostro Luigi Pirandello, e forse anche allo scrittore di fantascienza Philip K. Dick, di cui Carrère ha scritto una biografia nel 1993, Io sono vivo, voi siete morti, e considerata spartiacque nella carriera letteraria dell’eclettico autore francese, che da lì in avanti si è dedicato a un tipo di scrittura tra il reportage e l’autobiografia, ricevendo grandi, meritati elogi.

I baffi è stato un best-seller in Francia ai tempi degli esordi letterari di Carrère, che qui dimostra già la predisposizione a indagare i luoghi più cupi e nascosti dell’individuo. In questo racconto grottesco, il protagonista deve affrontare una serie di situazioni assurde che lo portano a interrogarsi sulla propria identità, sul motivo essenziale che muove ognuno di noi: chi siamo, perché siamo qui, dove andremo.

Quando si accorge che nessuno ricorda quello che è per lui un tratto fisico così importante, i baffi appunto, l’uomo entra in uno stato di solitudine da cui sembra impossibile uscirne e che lo porta all’ultimo, inaspettato, straordinario gesto che chiude, in un finale scioccante, questo romanzo esistenziale di grande coinvolgimento emotivo.

Nel 2005, Carrére, che, lo abbiamo detto, è anche regista, lo trasforma in un film con Vincent Lindon, L’amore sospetto, definito dalla critica “colto e onirico”, in cui si mette particolare evidenza nel rapporto della coppia protagonista e nella sua evoluzione in questa inquietante discesa verso la fine.