Cormac McCarthy: due nuovi romanzi

A sedici anni da The Road Cormac McCarthy torna in libreria con due romanzi: The Passenger e Stella Maris. In Italia Einaudi li pubblicherà nel corso del 2023.

Cormac McCarthy torna in libreria con due romanzi dopo sedici anni di attesa (in sostanza da La strada, 2006). Si tratta di una dilogia che vede protagonisti rispettivamente Bobby e Alicia Western, fratello e sorella, lui subacqueo di salvataggio, lei matematica geniale. L’uscita di The Passenger è prevista per il 25 ottobre; mentre il 22 novembre sarà la volta di Stella Maris (titolo indubbiamente mariano). Sotto Natale – il 6 dicembre – l’editore proporrà un cofanetto da 56 dollari, The Passenger Box Set, con entrambi i testi, a suggellarne l’interconnessione. In Italia sarà Einaudi, detentore dei diritti di McCarthy, a tradurre (con Maurizia Balmelli) e mandare in stampa le opere nei primi mesi del 2023.

Di cosa parlano esattamente i due romanzi?

Leggiamo le indicazioni di copertina, partendo da The Passenger. “1980, Pass Christian, Mississippi. Sono le tre del mattino quando Bobby Western chiude la cerniera lampo della giacca della sua muta e si tuffa dal tender della Guardia Costiera nell’oscurità. La sua luce subacquea illumina il jet affondato, nove corpi ancora allacciati ai sedili, i capelli fluttuanti, gli occhi privi di sguardo. Sul luogo dell’incidente mancano la borsa di volo del pilota, la scatola nera dell’aereo e il decimo passeggero. Com’è possibile? Testimone collaterale di macchinazioni che possono soltanto arrecargli danno, Western è turbato nel corpo e nello spirito – da uomini con distintivo; dal fantasma di suo padre, inventore della bomba che ha fuso vetro e carne a Hiroshima; e da sua sorella, l’amore e la rovina della sua anima. Attraversando il Sud americano, dai loquaci bar di New Orleans a una piattaforma petrolifera abbandonata al largo della costa della Florida, The Passenger è un romanzo mozzafiato di moralità e scienza, l’eredità del peccato e la follia che è la coscienza umana”.

Stella Maris: “1972, Black River Falls, Wisconsin. Alicia Western, vent’anni, con quarantamila dollari in una busta di plastica, si ricovera in ospedale. Ad Alicia, dottoranda in matematica all’Università di Chicago, è stata diagnosticata la schizofrenia paranoide e non vuole parlare di suo fratello Bobby. Contempla, invece, la natura della follia, l’insistenza umana su una comune esperienza del mondo; ricorda un’infanzia in cui, all’età di sette anni, sua nonna era in pensiero per lei; rileva l’intersezione tra fisica e filosofia; e presenta le sue coorti, le sue chimere, le allucinazioni che solo lei può vedere. Per tutto il tempo, si addolora per Bobby, non del tutto morto, non del tutto suo. Raccontata interamente attraverso le trascrizioni delle sessioni psichiatriche di Alicia, Stella Maris è un’appendice minuziosa, rigorosa e intellettualmente stimolante di The Passenger, un’indagine filosofica che mette in discussione le nostre nozioni di Dio, della verità e dell’esistenza”.

La dilogia, che suona come il vero testamento letterario di McCarthy, ha un tema di fondo essenziale che è stato recentemente svelato da studi accademici sorti attorno a un gruppo di lettere dell’autore di Providence risalenti agli anni Ottanta: già all’epoca Cormac stava lavorando al plot di The Passenger con l’intenzione di pubblicare il libro dopo Meridiano di sangue (1985). Il tema di fondo – nato dalla meditazione di una poesia di Louis Diehl dedicata al musicista Leon Roppolo che gettò il suo clarinetto nel lago Pontchartrain – è la commistione di genio e sregolatezza, follia e talento, nella drammatica possibilità di bruciare il proprio potenziale creativo. Ecco perché il personaggio principale (unica donna a essere indagata visceralmente da McCarthy) è Alicia, attorno a cui ruota anche la storia del primo dei due romanzi. Il rapporto tra la ragazza e Bobby è un po’ quello tra Elettra e Oreste: alle loro spalle c’è l’inquietante presenza del padre, scienziato che collaborò alla costruzione della bomba atomica.

Di grande suggestione diegetica è l’architettura di Stella Maris che mette in primo piano, senza filtri, in maniera lievemente sveviana, le visioni e i bollori interiori di Alicia, le sue paure, l’infuocata vitalità della sua mente. Largo spazio è dato alla scienza (si ricordi che McCarthy vive nel New Mexico ed è socio fiduciario del Santa Fe Institute, centro legato allo studio multidisciplinare dei sistemi adattativi complessi; inoltre, nel 2017 è uscito il suo saggio, The Kekulé Problem, dedicato all’origine del linguaggio) e alla metafisica, alle domande della fede, alla presenza di Dio nel mondo. Non deve allora sorprendere, dopo il cristallino “mercy will come” che concludeva speranzosamente The Road, la tensione al paradigma di Maria, forse adombrato nella sorprendente femminilità di Alicia.

 

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