28 Maggio, 2020

Fotogrammi di vite comuni imperfette

, Donne nei loro letti, tr. e , Mattioli 1885, pp. 221, euro 16,00 stampa

Dopo aver pubblicato Piaceri rubati nel 2018, ci presenta questa seconda antologia di , Donne nei loro letti. Molti dei diciannove racconti sono brevi, quasi fulminei, ma tutti catturano fotogrammi di vite comuni imperfette. Quello che non si riesce a comprendere, leggendoli, è come la scrittrice statunitense sia rimasta sconosciuta al pubblico fino a settanta anni di età, metà degli anni Novanta del secolo scorso, nonostante fosse ammirata da scrittori del calibro di Andre Dubus, Richard Yates e Richard Ford che di lei ha detto “fra tutti gli scrittori che conosco della mia generazione e di qualsiasi altra, i racconti di Gina Berriault restano senza confronto. Sono semplicemente meravigliosi”.

Con l’asprezza della sua scrittura, uno stile più algido che freddo, Gina Berriault ci racconta – come nell’antologia precedente – un mondo senza compassione, dove i protagonisti non ne hanno neanche per loro stessi: donne anziane, ricoverate in attesa della loro destinazione definitiva in ospedali di lunga degenza, in cui Angela, assistente sociale e aspirante attrice, si rispecchia; una madre in cerca di amore che lascia il proprio figlio la sera a casa da solo, dicendogli di non preoccuparsi se non tornerà perché ha già l’età per cavarsela senza di lei; un’adolescente che diventa donna scoprendo per caso a una festa il tradimento del padre verso la madre. Nessuna si ferma a piangere e tutte si caricano sulle spalle un fardello che si porteranno dietro per tutta la vita.

Gina Berriault ha molteplici punti di forza: attenta osservatrice della natura umana che descrive con parole precise e misurate, i modi e i gesti dei protagonisti sono sempre in sintonia con le loro personalità tratteggiate senza compromessi, non celandone vizi e debolezze. La scrittrice statunitense non lascia alcuna speranza al lettore e non cerca mai la sua approvazione, ed è forse questa la sua arma migliore. Una conferma, quella di Gina Berriault, che va al di là delle più ottimistiche aspettative, che  scava nei nostri mondi interiori più bui, nell’indifferenza e nell’incapacità di comunicare, nell’indisponibilità ad aprirsi agli altri. Un testo che dovrebbero leggere tutti quelli che ancora oggi sostengono che il racconto sia una forma di letteratura minore.

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