Francesca Scotti / Storie tra Italia e Giappone

Francesca Scotti, La stagione delle case vuote, Hacca, pp.176, euro 18,00 stampa, euro 10,99 epub

Maria Teresa Carbone (autrice, giornalista e traduttrice) propone la candidatura al Premio Strega 2026 di La stagione delle case vuote di Francesca Scotti con la seguente motivazione: “Da decenni l’editoria italiana è cauta verso i racconti, ritenuti rischiosi per le vendite. Eppure, la forma breve è centrale nella nostra letteratura anche recente: raccolte di autori come Buzzati, Landolfi, Maraini, hanno vinto lo Strega, fino alle soglie degli anni 2000. Oltre un quarto di secolo è passato da allora: un silenzio da interrompere, se è vero che il premio ha il compito di stimolare la pluralità delle voci letterarie contemporanee. La raccolta è composta di sedici racconti, autonomi ma percorsi da un unico filo emotivo: un senso di mancanza e di perdita, che la forma-racconto, basata sull’ellissi, accentua e valorizza. A questa tonalità di fondo si aggiunge un altro elemento importante: l’influenza della cultura giapponese, cui l’autrice è profondamente legata. In tutti i testi, alcuni dei quali ambientati in Giappone, l’accostamento fra la nitidezza luminosa delle descrizioni e una malinconia oscura e laterale rimanda a quella tradizione narrativa”.

Nulla da aggiungere, anche se il risultato del Premio è ormai noto a tutti questa è la descrizione perfetta di un libro sorprendente sia per la scrittura, tagliente, precisa e malinconica, che per le storie raccolte, commoventi, disturbanti e intime. Scotti, autrice di racconti, romanzi, sceneggiatrice, editor e docente di scrittura, è nata a Milano e divide il suo tempo tra l’Italia e il Giappone. Diplomata al Conservatorio e laureata in Giurisprudenza, nel 2011 ha esordito con Qualcosa di simile (Italic) che ha vinto il premio Fucini.

Per comprendere meglio la sensibilità dell’autrice occorre ricordare una sua breve dichiarazione in cui afferma che l’inquietudine è una presenza costante e diffusa tanto da essere diventata un clima. Il mondo che prometteva stabilità e protezione è sempre meno affidabile, le immagini esplosive a cui siamo esposti vengono filtrate dalla distanza rassicurante degli schermi offrendo una falsa sensazione di controllo acutizzando così la difficoltà di sentire l’altro, e l’inquietudine che attraversa il presente non riguarda solo l’esplosione, ma anche l’implosione.

Racconti brevi, ambientati tra l’Italia e il Giappone, incisivi, perturbanti, che mettono intenzionalmente a disagio il lettore costringendolo ad analizzarsi nel profondo e a riflettere per molto tempo anche dopo aver chiuso il libro. Personaggi reali, credibili ma con una crepa nel proprio passato. Cercare di affrontarla e ricucirla è complicato, ci vuole coraggio mentre sullo sfondo loro, le vere protagoniste: le case. Vuote, come nel titolo, ossia spazio che si crea per accogliere il nuovo perché una casa non è mai solo un luogo fisico, emblematiche, spazi privati che assorbono tensioni e custodiscono memorie. Ma, il titolo enuncia anche la stagione, quindi un tempo specifico, limitato in cui si attraversa una bufera e la si supera. Oppure no.