15 Luglio, 2020

Fumetti che fanno la Storia

e , Le luci dell’Ovest. . Le nuove avventure, Sergio Bonelli Editore, pp. 144, euro 21,00 stampa

C’è mai stata un’impresa più difficile nel italiano? Sto parlando di riprendere un di culto assoluto come , uno dei capolavori di un autore che è tra gli intoccabili della nona arte e scriverne le nuove avventure. Non saprei, forse bisogna pensare a Claudio Nizzi che prende in mano Tex, consegnatogli da Gian Luigi e Sergio Bonelli, per trovare qualcosa di paragonabile. O a Kingsley Amis che prende in mano James Bond per scriverne un episodio dopo la morte di Ian Fleming. Sceneggiare e disegnare i seguiti dell’opera di appariva davvero una missione impossibile. E infatti questo nuovo volume pubblicato da Sergio Bonelli Editore nella collana Audace, quella più adulta, è stato accolto anche da qualche critica, addirittura preventiva. Volete sapere cosa ne penso? Semplicemente e ce l’hanno fatta. Sono riusciti a essere fedeli a un mito arricchendo il personaggio della loro interpretazione e del loro sguardo. C’è davvero da festeggiare, perché cose di questo genere non capitano spesso nell’editoria a fumetti. Ho detto che è diventato un intoccabile. Bene, per me non dovrebbe esserci nulla d’intoccabile, tantomeno nella letteratura popolare, che da sempre ha vissuto i suoi momenti più autentici ed emozionanti nel passaggio di consegne di un personaggio da un autore all’altro. Davvero vorreste che nessuno più avesse scritto Tarzan dalla morte di Edgar Rice Burroughs? O che Dylan Dog fosse stato solo di Tiziano Sclavi? L’immobilismo nerd è senza confini. L’avventura invece continua e nessuno può fermarla.

Magnus è un autore che è stato sempre sul crinale tra il d’autore e quello popolare, tra il seriale e quello libero dalle costrizioni editoriali. Anche la storia stessa delle molte vite che Lo Sconosciuto ha avuto nel tempo è esemplare della sua unicità. L’esordio avviene in sei albi tascabili, nel formato che rese celebri i neri e Alan Ford ma anche gli erotici. A pubblicarli infatti nel 1975 sono le Edizioni del Vascello di Renzo Barbieri, conosciuto per gli albi sexy delle Edizioni Squalo. Sono storie che hanno rivoluzionato completamente il fumetto italiano, un vero pugno in faccia per i lettori dell’epoca. Basta solamente ricordare come la violenza e il sesso, raccontati con taglio cinematografico e senza didascalie, non fossero mai stati così espliciti e che i riferimenti alla politica italiana e internazionale fossero precisi e taglienti come in nessun altro fumetto precedente. Storie così adulte, dinamiche e ricche di idee grafiche e narrative non erano mai apparse in quel formato. Lo Sconosciuto, ex legionario ora agente segreto, annoiato, stanco, solo e isolato, senza casa né patria, braccato dal passato e dal pericolo, entrò nel novero dei personaggi di culto ed è incalcolabile la sua influenza sugli scrittori che tentarono in Italia negli anni Novanta la via dell’avventura, dello spionaggio e del noir (ne cito uno solo, con ).
Ma nel 1976 Lo Sconosciuto, improvvisamente, muore, editorialmente e narrativamente. Due pallottole. La vignetta si fa sfuocata.
Uno shock. Ma Lo Sconosciuto rinascerà ancora molte volte in forme e soluzioni sempre diverse: nel 1981 come allegato a due quotidiani, poi a partire dal 1982, con un nuovo ciclo sulla rivista e poi ancora un’altra volta, l’ultima, su , nel 1996, l’anno della morte di Magnus. Quella che doveva essere la prima storia di un nuovo ciclo fu purtroppo l’ultima.
Ma ora, ventitré anni dopo la morte di Magnus, abbiamo in mano Le luci dell’Ovest, da poco pubblicato da Bonelli. Devo ribadire che se questo nuovo episodio ha colpito nel segno è stato grazie al lavoro di due autori davvero ideali per il personaggio. Credo che pochi sceneggiatori italiani sarebbero stati in grado di accostarsi a un personaggio così ricco e complesso (non c’è un solo Sconosciuto di Magnus, ce ne sono molti…) come Daniele Brolli. Editor e traduttore di narrativa, romanziere e sceneggiatore di fumetti è da anni attivo anche come editore di grande qualità con Comma 22 (e prima con Phoenix e Telemaco). La sua profonda conoscenza del noir internazionale e italiano è stata fondamentale per interpretare il personaggio. La scelta dell’ambientazione di questa prima storia (Berlino, 1987) è indovinata e suggestiva per come possa sintetizzare le tendenze sotterranee che andranno a caratterizzare politicamente la fine del Novecento e l’inizio del nuovo millennio. Il ritmo sincopato, le atmosfere gelide, il racconto stratificato e complesso, concedono poco alla narrazione bonelliana. Inizia un nuovo ciclo narrativo (previsto in dodici episodi raccolti a due a due in sei volumi) che si preannuncia duro e all’insegna della disillusione.

La parte grafica (che, ovvio, è parte integrante della narrazione a fumetti e non solo semplice illustrazione) è affidata a Davide Fabbri, autore conosciuto in Italia e negli Stati Uniti per le sue storie apparse su Cyborg (Star Comics, Phoenix) e per quelle di Star Wars (Dark Horse). La sua esperienza con gli universi fantastici è ampia, dato che ha illustrato episodi di Starship Troopers, de Il pianeta delle scimmie, di Xena, di Mutant Chronicles, di Sherlock Holmes (Victorian Undead I e II) nonché di Batman.
Un’esperienza così ampia lo ha supportato in questo lavoro, di grande precisione, sul volto, i gesti e la personalità de Lo Sconosciuto dando prova di eccezionale capacità d’interpretazione del personaggio, senza cedere a nessuna tentazione di imitare lo stile di Magnus, ma cogliendone l’essenza in un bianco e nero pulito, dinamico e un tratto netto di altissima leggibilità.
Attendiamo ora i seguiti a questa storia, convinti che il testimone dell’avventura sia passato in buone mani.

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