3 Dicembre, 2020

Guida semiseria per aspiranti giallisti (non troppo seri)

A 54 anni da Venere privata di Giorgio Scerbanenco e a 12 dal memorandum New Italian Epic di Wu-Ming 1, la nuova discesa in campo di Walter Veltroni con Assassinio a Villa Borgese (Marsilio, 2020) torna nuovamente a rimescolare le carte della letteratura popolare italiana e della sua pupilla, il giallo all’italiana. Il cambio di paradigma è palpabile per i milioni di lettori e i poco meno numerosi aspiranti autori di un genere che ha contribuito a definire il carattere culturale degli italiani anche attraverso i topos e toponimi di un Paese mai sazio di campanili e di commissari. E che, in pratica, adesso si stanno chiedendo: “se ne ha scritto uno lui, perché non io?”. Abbiamo chiesto a Erica Arosio, giornalista, scrittrice di noir e autrice con Giorgio Maimone della saga investigativa di Greta e Marlon, da dove potrebbero cominciare.

Il giallo è the new black. E lo è da parecchio: si porta con tutto e sta bene con ogni capo. Impossibile un inventario dei romanzi di questo genere che sotto il cappello di un nome  tutto e solo italiano (mutuato dalle copertine dello storico Giallo Mondadori) comprende polizieschi, noir, il buon vecchio pulp, thriller, legal thriller e pure molto altro. L’ultimo tentativo per classificare la produzione nostrana lo ha fatto recentemente Luca Crovi in Storia del giallo italiano (Marsilio, 2020), mappando aspirazioni, sogni e paure attraverso l’universo narrativo più frequentato dai lettori italiani, e nonostante più di 200 pagine fitte fitte parecchi autori sono rimasti nella penna.

Il giallo dona a tutti, aiuta un esordiente perché gli fornisce una gabbia, con regole da rispettare: un inizio che acchiappa, almeno un delitto, qualcuno che indaga (consigliato sbizzarrirsi, lasciandosi alle spalle scontati ispettori e commissari), un intreccio articolato, frequenti colpi di scena e una soluzione che ristabilisca l’ordine sociale. Di questa si può fare a meno, ma solo se si sceglie la strada del noir dove conta più l’indagine sull’inferno sociale che non la rassicurazione di un colpevole affidato alla giustizia.

Scrivere un giallo dunque obbliga un esordiente alla disciplina, scoraggiando percorsi troppo autobiografici, protagonisti anni fa di una poco esaltante stagione minimalista, che costringeva il nocciolo della storia, sempre autoreferenziale, fino a scomparire nel nulla. Il giallo invece ti fa uscire da te stesso e ti costringe a confrontarti con una struttura narrativa, ovvero a inventare una storia articolata: il grande pubblico senza una trama se la dà a gambe.

Il giallo piace ai lettori che lo premiano nelle vendite (basta scorrere le classifiche), piace al cinema e alla televisione sempre più affamata di storie perché la moltiplicazione dei canali ha avuto come conseguenza la crescita esponenziale delle produzioni. Il giallo è un’ottima palestra anche per chi ambisce al libro della vita, pur senza pretendere di inseguire il grande romanzo russo.

Insomma, per farla breve, i gialli hanno più vantaggi che difetti. Ma soprattutto minimizzano il rischio di annoiare. Negli ultimi anni poi sono diventati sempre più spregiudicati e liberi, si sono contaminati con altri generi. Nel passato prossimo ci sono stati gialli politici che spesso hanno sostituito le inchieste che un tempo erano appannaggio dei grandi giornali: oggi, se un inviato ha una grande storia, scrive un libro, non certo un articolo. Ci sono gialli leggeri che strizzano l’occhio alla Chick lit e catturano le stesse lettrici che una volta idolatravano Bridget Jones, ma c’è anche il giallo erotico che accoglie le orfane di Almudena Grandes, Erika Jong e Basic instinct, ci sono gialli storici nati sul successo de Il Codice da Vinci e ancora gialli feuilleton che fanno impallidire Alexandre Dumas, in ambedue i casi il saccheggio di società segrete, leggende, credenze e personaggi popolari non ha fine.

Illustrazione di Marco Sempieri
Illustrazione di Marco Sempieri

Il cambiamento recente più radicale ha riguardato la tipologia degli investigatori seriali. Un tempo nei superclassici, dal commissario Maigret a Sherlock Holmes, da Philip Marlowe ai televisivi Tenente Colombo o Perry Mason, a essere importante era la trama e non la vita privata dei detective, che traghettavano di avventura in avventura, di episodio in episodio identici a se stessi. Adesso le loro biografie sono diventate le vere protagoniste e i casi criminali un fastidioso ostacolo al mestiere di vivere dell’eroe. Così è per il mitico Rocco Schiavone di Andrea Manzini a cui l’azzeccato (e fagocitante) Marco Giallini protagonista della serie TV ha dato una grossa mano per aumentare la sua strabordante popolarità, così è per il commissario Ricciardi di Maurizio De Giovanni e per molti altri. Fra gli italiani in vetta alle hit uno dei pochissimi che si allontana da questo trend è Donato Carrisi con i suoi gialli forti, fuori dal tempo e, non a caso, dallo spazio. La sua sfida è quella di scrivere storie che potrebbero svolgersi in Italia, in Europa, ma anche in Russia o in America Latina. Ma appunto, resta un eccezione.

Per la gran parte della produzione degli ultimi vent’anni la tendenza – in parte derivata dal poliziesco francese anni Settanta e Ottanta – a rendere protagonisti gli investigatori, trasformando il giallo in un feuilleton a tinte cupe ha sempre più adepti. Quello che interessa al lettore oggi è la loro vita, scoprire come cambierà, se troverà la donna o l’uomo giusto, se si riconcilierà col passato, se finalmente svelerà al lettore il doloroso segreto dei suoi fantasmi. Perché nessuno è più pacione come Maigret che torna a casa sereno dalla moglie che lo aspetta con la tavola apparecchiata. L’eroe dei moderni polizieschi ha armadi traboccanti di scheletri che si affacciano poco per volta, libro dopo libro perché se mai i segreti venissero tutti alla luce, toccherebbe chiudere la serie.

Scelta sconsigliabile finché la serialità paga. Oggi gli editor prima di accettare una serie gialla devono essere convinti del protagonista e gli scrittori si ingegnano nel proporre quanto di più bizzarro riescano a immaginare. Commissari e poliziotti sono tollerati solo se disturbati più dei criminali, investigatori privati anche no, meglio avvocati, scrittori, giornalisti, in ascesa fioraie, clochard o qualunque altro personaggio purché con un po’ di pepe nell’anima, una passione stravagante o inconfessabile. Altrimenti – piano B – una persona qualunque, ma alle prese con uno straordinario delitto (che in fondo è già di per sé un evento straordinario di suo). 
Riassumendo: chi ha voglia di provare a scrivere, può cominciare con un giallo approfittando dei paletti che guidano una storia di genere, con un inizio, uno svolgimento e un finale, per accompagnare il viaggio dell’eroe. Il secondo passo è quello di trovare un protagonista il più possibile inaspettato, con un passato oscuro che non smette di tormentarlo.

Prendetevi pure  tutto il tempo necessario per fargli affrontare i suoi traumi e ricordatevi che quando accadrà, quello sarà l’ultimo romanzo della serie.

Un aspetto delicato che tende a turbare i sonni dell’aspirante giallista è il punto di vista: narrazione in terza persona, in prima o mosaici di variegata struttura? La narrazione in prima persona è la più facile, così come l’uso del tempo presente. Tutte le altre scelte sono più complicate, e se non vi sentire Joseph Conrad meglio evitare di moltiplicare narratori a incastro, e attenti anche a non annidare dialoghi per non accumulare formule imbarazzanti tipo “domandò concentrato”, “rispose serio” “replicò ridendo” “concluse affrettato”. Non sono molto belle, vero?

Ho lasciato per ultima, e non perché sia meno importante, anzi, l’ambientazione. Il noir vive bene nel buio della metropoli, nei colori acciaio delle giungle d’asfalto, nei grattacieli di vetro come  nei palazzi diroccati, è perfetto a Parigi, New York e Los Angeles, ma anche a Milano e Stoccolma. Le città accolgono volentieri anche le storie più convenzionali, che trovano ispirazione  nella corruzione della politica e delle amministrazioni. Ma la scelta consigliata per l’aspirante giallista è quella di ambientare la vicenda in provincia, una provincia vera, o verosimile, come nei romanzi di Camilleri e Malvaldi perché né Vigata né Pineta esistono davvero, eppure sia Porto Sant’Empedocle che Marina di Pisa ne rispecchiano le atmosfere (NdA: prima di loro Simenon attraverso il romanzo poliziesco ha raccontato in lungo e in largo la Francia profonda e la provincia, come del resto straordinari autori inglesi come Chesterton).

Illustrazione di Marco Sempieri
Illustrazione di Marco Sempieri

In Italia, comunque, partiamo avvantaggiati: da noi la provincia, nel bene e nel male, non finisce mai di stupire e la vocazione localistica ha contribuito a differenziare ogni zolla del territorio, con storie e leggende. Ogni cittadina, ogni borgo, ogni casale rivendica qualcosa di unico e di speciale, un passato denso, con gentaglia e nefandezze a cui ispirarsi.

Per passare alla pratica  facciamo ora un gioco: qui di seguito trovate quattro tracce narrative con altrettanti scenari di collaudatissimo fascino idealtipico e pittoresco. Qui potete mescolare i vostri delitti più efferati con gli antichi misteri del luogo e cominciare a muovere i primi passi verso il vostro (quasi) inevitabile successo. Dico “quasi” perché in un paese dove tutti scrivono e pochissimi leggono il successo non è mai garantito, malgrado alcuni illustri esempi recenti possano fare credere il contrario.
  Buon lavoro e buona fortuna.

ISCHIA

Isola favolosa, famosa fin dai tempi dei greci e dei romani, con un territorio frastagliato e angoli magici, giardini botanici, scogliere, faraglioni, chiese, grandi alberghi termali, persino una fonte dell’eterna giovinezza. A fine settembre si svolge la festa di San Michele a Sant’Angelo d’Ischia, un borgo marinaro a sud dell’isola che si allunga fino a una lingua di terra con un promontorio selvaggio. Si parte dal porticciolo con una processione marina, molto suggestiva, con grande partecipazione popolare e fuochi d’artificio finali.  La statua del santo viene portata sulle barche da Sant’Angelo a Punta Chiarito fino alla spiaggia dei Maronti… e proprio qui i primi spettatori scoprono il cadavere di una donna legata secondo le antiche regole di un’arte giapponese, Il Kinbaku. La donna è il sindaco di Lacco Ameno, uno dei sette litigiosi comuni in cui è divisa l’isola. Come ha fatto l’assassino a scaricare il corpo proprio nel momento di massimo affollamento senza che nessuno lo vedesse? Perché ha scelto proprio quel giorno? Che cosa c’entra il Giappone? 
Sulle rocce di quella che era la vecchia baia dei contrabbandieri, fra Sant’Angelo e Punta Chiarito, viene trovato il corpo martoriato di un giapponese. Il figlio della donna sindaco, proprietario del più lussuoso parco termale dell’isola, affianca le indagini e scava nella vita della madre di cui credeva di sapere tutto.
 Poi…

LIDO DI VENEZIA

Affollato d’estate, semideserto d’inverno, con ville abbandonate e nuove costruzioni avveniristiche firmate da architetti di prestigio, ha hotel storici, ma anche pensioni e sempre più numerosi B&B. Umido e freddo l’inverno, caldo e spesso afoso l’estate, in bilico fra il nuovo e l’antico, un po’ Versilia, un po’ Biarritz, si può percorrere in bici, è a un passo da Venezia ed è al tempo stesso un altro mondo. L’inverno gli abitanti sono pochi, scarsi i turisti, le seconde case vuote. Un letargo senza scosse. Almeno finché un pomeriggio un gruppo di ragazzini abituati a giocare fra le rovine di quello che era stato il Des Bains, l’hotel mito di Morte a Venezia, non fanno una macabra scoperta. In una delle stanze un tempo ricoperte di stucchi e ora desolate il cadavere di un adolescente che assomiglia al Tazio di Thomas Mann (e Visconti), nudo, trafitto come San Sebastiano, è crocifisso alla parete con una cascata di rose ormai appassite ai piedi. Nello studio di un pittore americano a Malamocco, la polizia trova decine di tele che raffigurano San Sebastiano. L’artista si proclama innocente, grida al complotto e, per scagionarsi e capire, inizia a indagare.

Poi…

SATURNIA

Nella Maremma selvaggia, un territorio dove lo sguardo si perde all’orizzonte, terra di pastori e di lupi, molti più di quanti il programma di ripopolamento prevedesse; terra di casali contadini, vigneti e tenute di inglesi e americani.  Il tempo scorre nella tranquillità e nell’eleganza, fra le feste discrete nei casali dell’élite e le sagre popolari a base di trippa, vino e porchetta; tra i radical chic provenienti dalla vicina Capalbio, i butteri da Far west e i cacciatori con fuoristrada infangati. A Saturnia c’è un lussuoso hotel termale, ma ci sono anche le terme comunali e le cascatelle libere, dove d’estate si ritrovano giovani post hippies in campeggio libero.  
Siamo anche in una terra di ricchezza archeologica, con necropoli nascoste  fra i boschi, e  sono due turisti inglesi a scoprire all’interno di una tomba etrusca il cadavere di un archeologo che da tempo stava studiando la zona. Seduto su una pietra, senza nessun segno di violenza, perfettamente vestito, era stato sulle prime scambiato dai due per un visitatore. Sembra una morte naturale e come tale sta per essere archiviata, ma la moglie, dietologa al grand hotel delle terme, non ci crede e inizia un’indagine per conto suo.

Così ….

CISTERNINO

Nel Salento, il grande turismo internazionale convive con la tradizione, accanto a lussuose masserie che ospitano i matrimoni dei divi di Bollywood, e ulivi centenari sopravvive anche l’esercito dei braccianti. Siamo a Cisternino, città dalle case bianche con scalinate ripide e una vista che arriva al mare e alla Val d’Itria, col suo paesaggio lunare e unico, una valle dei Puffi ma con i trulli,  i campi bruciati e i fichi d’India. Proprio questa valle è stata scelta dai devoti di Babaji, uno yogi dell’Himalaya, considerato immortale dai suoi fedeli,  per fondare negli anni Ottanta un ashram perfettamente identico a quelli originali indiani, a pochi chilometri dal mare azzurro con le spiagge bianche. Fra gli adepti anche molti giovani pugliesi conquistati dal misticismo e dalla libertà accanto a vip e a rampolli di buona famiglia.

Una mattina tre devoti si recano al tempio della comunità per le preghiere e sull’altare trovano il corpo di una famosa attrice americana arrivata pochi giorni prima in visita: è stata sgozzata, come nei rituali induisti in onore della dea Kalì. Il suo accompagnatore, un ricco imprenditore italiano, è sparito senza lasciare tracce. La polizia setaccia ogni angolo dell’ashram, ma il mistero sta altrove e di questo sono sicure le due giovani cuoche del centro che iniziano un’indagine parallela a quella della polizia. E…

(Le illustrazioni sono di Marco Sempieri)

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