Il ‘Re’ dei Vampiri  

Caccia al sangue del ‘nuovo mondo’

Preso banalmente atto dell’immensa produzione kinghiana, potrebbe sembrate che lo spazio dedicato dal Re all’archetipo vampirico sia, per capirci, “sindacale”. Ma non è così. L’apparenza come sempre inganna, e in questo caso maggiormente, perché accanto ai pochi vampiri “tradizionali” che si nutrono di sangue, riscontriamo diverse varianti “energetiche” [Danilo Arona, “.

Tenterò allora di procedere con un metodo cronologico, per quanto sia noto che scrive più lavori in perfetta contemporaneità. E non si può che partire dal subdolo Kurt Barlow, protagonista de (Salem’s Lot, 1975), romanzo tallonato da due mitici racconti contenuti nell’antologia A volte ritornano (Night Shift, 1978) che, per quanto reso esteticamente da Reggie Nalder, celebre dal sosia di Nosferatu del film omonimo di Tobe Hooper (1979), in verità un “bignami” del miniserial TV Gli ultimi giorni di Salem’s Lot, viene descritto da King come un essere umano ordinario, “un uomo di mezza età con i baffi neri e gli occhi luminosi e profondi”, occasionalmente lampeggianti. In realtà gli è più corrispondente il Rutger Hauer del secondo serial risalente al 2004. firmato da Mikael Salomon, in cui Barlow appare come un uomo decentemente anziano, sofisticato e ben vestito con un contadinesco abbigliamento un po’ anacronistico. I due racconti contenuti in A volte ritornano s’intitolano rispettivamente “Jerusalem’s Lot” e “Il bicchiere della staffa”, il primo riferentesi alla location de Le notti di Salem – “Jerusalem’s Lot, o Salem’s Lot, come dice la gente del posto”, ma privo di specifiche vampiriche essendo nella sostanza un corposo omaggio a H.P. Lovecraft, e il secondo una sorta di sequel del romanzo in cui all’interno di un bar un anziano rievoca un terrificante episodio, nel quale i vampiri si esibiscono alla grande, accaduto anni prima nei pressi del villaggio maledetto.

Venendo al romanzo che ha non poche attinenze con il Dracula di Bram Stoker, soprattutto nella diversificazione dei punti di vista, Kurt Barlow è il diabolus ex machina che, con l’aiuto del “famiglio” Richard Straker, diffonde il contagio nell’immaginaria cittadina del Maine, qui “chiamato” da tal Hubert Marsten che, all’interno di una grande e lugubre casa dominante a strapiombo il paese, ha ucciso la moglie e poi si è suicidato, giusto per impregnare la magione di mefitiche vibrazioni. Barlow e Straker vanno quindi ad abitare nella Marsten House, laddove il Male si è già insediato da tempo e portano avanti con poche resistenze – lo scrittore Ben Mears, il prete cattolico Padre Callahan, il ragazzino Mark Petrie – il progetto di conquista e assimilazione del paese. Il personaggio di Callahan apparirà in seguito in tre libri della serie in cui si scoprirà che Barlow è un vampiro in grado di ibernarsi per secoli, molto intelligente e astuto.

Da Barlow eccoci a “Popsy” (1987), per arrivare al terribile Volatore Notturno di “The Night Flier” (1988). Il percorso editoriale di “Popsy” è certo curioso. Pubblicato all’origine nell’antologia Masques II: All New Stories of Horror and the Supernatural, curata di J. N. Williamson, arriva in Italia nell’anno successivo,1988, nella collana da edicola con il titolo Horror Story, nella serie I classici del brivido (Garden Editoriale), e verrà riproposta  in seguito sia nella versione da libreria di detta raccolta (Popsy e altri racconti, Fanucci, 1995), che “spara” King in copertina, sia  nell’antologia ufficiale del Re, Incubi e deliri, del 1993.

La trama di “Popsy” è un esempio perfetto di giustizia cosmica che rende onore all’oscura figura dei succhiasangue a celebrare quel tacito patto, quasi sempre non dichiarato, tra infanzia e tenebre: Sheridan, un giocatore d’azzardo che ha accumulato pesanti debiti con la malavita, accetta di rapire bambini per un uomo noto “nel giro” come Mr. Wizard e poterlo così ripagare. Va quindi a disporsi in agguato nel parcheggio di un centro commerciale e, nascosto nel suo van, adocchia un bambino in piedi vicino all’entrata e nessun genitore in giro. Sheridan lo avvicina e lo convince di aver visto il suo Popsy, come il bimbo chiama un immaginario compagno di giochi. Lo attira sul furgone, lo ammanetta e parte per consegnarlo a Mr. Wizard, ma durante il viaggio, il ragazzino mostra una forza imprevedibile, mordendo il suo rapitore abbastanza forte da lasciargli due segni profondi sulle mani e riuscendo quasi a sradicare la maniglia interna alla quale è incatenato. In più il bambino parla dei poteri di Popsy, abilissimo nel volo e nell’individuare le persone dall’alto. Prima di raggiungere la destinazione cala la notte, e Sheridan vede una strana forma scendere in picchiata. Il ragazzo lo riconosce subito come Popsy e, nonostante Sheridan sia scettico, si innervosisce. Pochi attimi dopo, un’ala simile a quella di un pipistrello copre il parabrezza e la porta viene strappata via, mostrando un essere simile a Dracula che apre la gola di Sheridan e gli rivela di essere il nonno del ragazzo che ora sta bevendo il suo sangue, svelando a noi lettori che entrambi sono vampiri. Esemplare per brevità, efficacia e morale, Popsy è anche un inquietante spaccato in chiave fantastica su una piaga criminale che in America va sempre per la maggiore, il rapimento e la scomparsa dei minori.

Lo stesso King, nelle note al racconto pubblicate nell’antologia Incubi e deliri, ammette che Popsy e il Volatore Notturno sono la stessa creatura.

“The Night Flier” è un racconto stupendo da cui nel 1997 è stato tratto un film di notevole efficacia, diretto da Mark Pavia e interpretato da uno stralunato Miguel Ferrer.  Pubblicata in prima battuta nell’antologia Prime Evil: New Stories by the Masters of Modern Horror (1988), a cura di Douglas E. Winter, la storia vede come protagonista e contraltare del vampiro, il personaggio del reporter Richard Dees, già apparso ne La zona morta in un ruolo secondario. La vicenda tratta di un cronista fotografo molto cinico e stanco, Dees appunto, che lavora al tabloid The Inside View e che sta indagando sul cosiddetto “Volatore Notturno”, un serial killer che viaggia tra piccoli aeroporti a bordo di un Cessna uccidendo persone con modalità che fanno pensare a un vampiro. Dopo pochi giorni passati a intervistare testimoni e a seguire le tracce del killer su un piccolo aereo, Dees si scontra con il Volatore durante una violenta tempesta, e capisce subito che si è sbagliato alla grande circa la natura della sua inchiesta. Quello è un vampiro vero, non un imitatore…

Tra un racconto e l’altro l’instancabile uomo del Maine sforna anche una sceneggiatura originale per il cinema, una storia imparentata alla lontana con il leggendario film Il bacio della pantera, diretto da Jacques Tourneur e prodotto da Val Lewton, The Sleepwalkers, passato sugli schermi italiani nel 1992 con il titolo I Sonnambuli, e diretto da Mick Garris. Vampiri di turno, alquanto anomali come altre creature parassitarie di King, sono gli ultimi due superstiti di una razza di mutanti, madre e figlio, che sopravvivono succhiando la linfa vitale di ragazze vergini e vagando come nomadi alla ricerca di vittime. La coppia possiede un discreto repertorio di poteri soprannaturali: manipolano la materia, si rendono invisibili, spostano le cose con la forza del pensiero e si trasformano in ibridi per metà umani e per metà felini. Loro nemici naturali sono i gatti che hanno il potere di riconoscerli e di ucciderli con i loro artigli. I mici avranno la meglio.

Intanto, accanto alla produzione “normale” di King, si fa strada quella straripante legata al mastodontico ciclo multigenere de La Torre Nera, a oggi forte di otto titoli (L’ultimo cavaliere, 1982; La chiamata dei Tre, 1987; Terre desolate, 1991; La sfera del buio, 1997; I Lupi del Calla, 2003;  La canzone di Susannah, 2004; La Torre Nera, 2004; La leggenda del vento, 2012).  Giustamente l’universo del ciclo, date le sue implicazioni e i collegamenti con tutta quanta la narrativa di King, è stato definito “Macroverso”, all’interno del quale trovano posto tutte le tipiche figure del genere fantastico – “allargato” al fantasy,  alla fantascienza e al western – e dove persino lo stesso Stephen diventa un personaggio chiamato in causa (da se stesso) proprio a causa del libro Le notti di Salem in un gioco surreale tra fiction e realtà. In questa immensa costruzione, dove King non si concede alcuno sconto, giungendo a utilizzare narrativamente il suo più che serio incidente avvenuto nel giugno del 1999 (nel libro La canzone di Susannah), i vampiri si impongono come citazioni e presenze importanti per quanto non centrali (soprattutto Barlow). Ma quelle degnissime di attenzione sono senza dubbio Le piccole sorelle di Eluria che danno il titolo a un inquietante spin-off  “fuori ciclo”, contenuto nella raccolta Tutto è fatidico del 2002, dove le protagoniste sono vampire vestite di bianco che gestiscono strani ospedali “erranti” in cui fingono di prendersi cura dei pazienti per avere sempre a disposizione del sangue fresco. Ancora da La Torre Nera proviene Dandelo, altro vampiro psichico che si nutre di emozioni, imparentato alla lontana con It, in agguato come un ragno nelle Terre Bianche di Empathica all’interno dell’ottavo libro del ciclo.

Nel 2010 un vampiro (in parte) kinghiano, ancora una volta poco sottomesso ai canoni della sua specie, approda nell’affascinante mondo dei fumetti [Gallo]. Lui si chiama Skinner Sweet e compare nella serie American Vampire, di cui Stephen è co-autore per i primi cinque numeri accanto a Scott Snyder, autore famoso soprattutto negli Stati Uniti. Rapinatore di banche, cow boy psicopatico, Skinner Sweet ci viene presentato come “il primo vampiro americano” che, al contrario dei sodali europei, trae forza dal sole e al posto dei draculeschi canini sfoggia zanne da serpente a sonagli. Che sia il primo succhiasangue made in Usa ci sia permesso di dubitare, dato che Ann Rice ha pubblicato il suo primo libro su Lestat, Intervista col vampiro, nel 1976. [Petrelli\ Romei]King ha collaborato soltanto ai primi cinque numeri della serie disegnata dall’ottimo Rafael Albuquerque, con le storie Bad Blood, Deep Water, Blood Vengeance, One Drop of Blood e If the Right Hand Offend Thee Cut it off. Le vicende sono presentate su diversi piani temporali e ruotano attorno al terribile Skinner Sweet, fuorilegge privo di ogni senso morale che diventa per contagio il re dei vampiri della frontiera e non manca di vendicarsi di coloro che lo hanno condannato a essere un imperituro succhiasangue, una creatura potentissima e immortale. Come ha scritto Michele Garofoli nel suo saggio “L’alba del nuovo predatore americano”: “Skinner Sweet diventa così metafora vivente di una nazione relativamente giovane e ricca di potenzialità come l’America, che si appresta ad assumere un ruolo di primo piano nel panorama internazionale a discapito di un continente ormai “dissanguato” come l’Europa… La parte affidata a Snyder è sicuramente quella riuscita e sceneggiata meglio, con dialoghi che scorrono speditamente e personaggi caratterizzati, seppur in maniera poco approfondita, ma dotati di buone motivazioni e personalità. King appare invece un po’ troppo ridondante nei dialoghi, dove dimostra tutta la sua inesperienza con il metodo narrativo del fumetto. Inoltre i suoi personaggi risultano monodimensionali: ad esempio il protagonista Skinner Sweet, interprete del cattivo a tutto tondo, risulta solo una figura sadica e crudele, con ben poche altre peculiarità.” Come dire che il Re farebbe meglio a starsene nel suo reame narrativo. Quando si concede sortite “oltre confine”, tipo fare il regista in Maximum Overdrive o sceneggiare graphic novel, l’opinione generale è che non ci azzecca…

Dobbiamo attendere il vagheggiato, ancor prima dell’uscita, sequel di per trovare dei nuovi vampiri “devianti” all’altezza dell’archetipo e di King stesso. Nel 2013 esce il romanzo Doctor Sleep che racconta le vicende di un tormentato Danny Torrance adulto che se la deve vedere con le creature spaventose guidate da Rose Cilindro, vampiri di “luccicanza”, da loro chiamata “vapore”, che li rende immortali. Membri di un gruppo nomade conosciuto come “Vero Nodo”, questi vampiri, come al solito “particolari”, abitano il pianeta da più di cinquemila anni e il loro carattere vagante (che li apparenta con quelli di Kathryn Bigelow del film Il buio si avvicina) è giustificato dalla loro antica predisposizione ad assaltare le carovane. L’emozionante (soprattutto per i nostalgici) scontro finale tra Danny, i suoi amici e i vampiri avviene sul cosiddetto “Tetto del Mondo”, dove un tempo sorgeva l’Overlook Hotel. Danny libera dalla sua mente tutti i fantasmi dell’albergo maledetto che annientano il Vero Nodo. Nella tenzone interviene persino lo spettro di Jack Torrance, e noi vecchi nostalgici visualizziamo il fantasma di Jack Nicholson…

 

[1]    Stephen King, Le notti di Salem, Sonzogno, Milano, 1979