6 Maggio, 2021

Intervista a Chiara Moscardelli

Chiara Moscardelli è arrivata nelle librerie come una sferzata, come un fuoco d’artificio, e con la stessa verve si è affermata sempre di più sia nelle classifiche di vendita che nel cuore dei suoi lettori, anzi, pardon, delle sue lettrici perché come ci ha raccontato nella chiacchierata che abbiamo fatto, le sue storie – e in particolare il suo nuovo personaggio Teresa Papavero – nascono dall’unione tra crime e genere rosa. Sugli scaffali ora trovate il suo nuovo romanzo Teresa Papavero e lo scheletro nell’intercapedine (Giunti Editore). La protagonista, quarantenne single, figlia di un noto psichiatra, torna a Strangolagalli, borghetto a sud di Roma in cui non succede mai nulla. Il primo romanzo Teresa Papavero e la maledizione di Strangolagalli (Giunti, 2018) introduce questa nuova figura femminile che conosce Paolo su Tinder, il noto social di incontri ma mentre Teresa è in bagno, Paolo si butta dal terrazzo. Ad aggravare la situazione una delle ospiti del B&B che Teresa ha aperto con l’amica del cuore Gigia, scompare misteriosamente. In questo secondo capitolo invece Teresa è impegnata nell’inaugurazione del suo nuovo B&B. Peccato che sul più bello, mentre sta abbattendo l’ultimo muro, scopre dei resti umani nell’intercapedine. Ecco una nuova avventura e una nuova indagine da affrontare. Chiara Moscardelli – scrittrice e ufficio stampa al contempo, ruolo questo assai delicato – è una delle poche autrici contemporanee dotata di ironia tanto contagiosa quanto affilata e onesta, presupposto che la rende molto apprezzata dal pubblico frequentante le librerie. Una lettura, quella dei suoi romanzi, di certo divertente, un balsamo e una “coccola” poiché una risata spontanea negli ultimi tempi risulta assolutamente preziosa. Abbiamo affrontato con Chiara alcuni argomenti che risultano spinosi nel mondo dell’editoria e dalle sue risposte si percepisce che la donna è tosta, fornita di “cazzimma” e pronta a togliersi certi sassolini dalle scarpe.

Teresa Papavero e lo scheletro nell’intercapedineChiara, attualmente sei addetta stampa ma quali sono stati i tuoi primi approcci al mondo dell’editoria?

Sono entrata proprio come addetta stampa di Fanucci Editore. Sembra un secolo fa, ormai. Sergio Fanucci credeva che potessi diventare un bravo ufficio stampa, io però non sapevo neanche cosa fosse in quel momento. Ero spaventata. Avevo trent’anni e facevo tutt’altro. Eppure, sono ancora qua.

Se da una parte il tuo compito è quello di promuovere libri, dall’altra i libri li scrivi e avrai quindi a che fare con altri uffici stampa. Come vivi questo tuo duplice ruolo nel mondo dell’editoria?

Malissimo. Nel senso che conosco tutte le dinamiche dell’editoria, e le ho ben presenti sia quando scrivo che quando alla fine il libro esce. E questo per me ha un duplice risultato: da una parte non mi illudo (risultato positivo), dall’altra non mi possono raccontare bugie (risultato negativo, perché spesso le bugie fanno bene all’ego). Lavorare nell’editoria proprio come addetta stampa fa di me una scrittrice atipica. Ricevo anche le classifiche per cui un editore non può dirmi: “Il tuo libro sta vendendo benissimo” se non è così.

Come nasce Teresa Papavero?

Nasce dall’esigenza di coniugare il crime con il rosa. Volevo una protagonista femminile atipica, poco sicura di sé, imbranata, neanche troppo avvenente che si ritrovasse, come la Signora Fletcher che io adoro, a inciampare nei cadaveri. Dove va Teresa succede qualcosa e lei è costretta a uscire dal suo guscio e indagare. Qua e là inciampa anche in qualche uomo.

Con Teresa protagonista sei già al secondo capitolo: nel panorama italiano la serialità sta diventando un punto fermo per le case editrici. Pensi che questo sia a causa del fatto che possa risultare un investimento più proficuo?

In realtà è un’arma a doppio taglio. Se la serie funziona e vendi fin dal primo libro, il più è fatto. Il problema è quando il primo non vende. Allora con il secondo è tutto più faticoso. Quasi impossibile risalire la china. Quindi direi che la serialità funziona, ma deve essere così fin dall’inizio.

Extravergine ha ispirato una serie tv: hai partecipato alla scelta del cast? Che tipo di esperienza è stata?

In verità è il contrario. La serie esisteva già. Mi hanno chiesto di scrivere un prequel e devo dire che è stata una delle cose più difficili che io abbia mai fatto, ma anche la più eccitante. Da una parte non potevo inventare personaggi, né storie che poi le persone non ritrovassero nella serie tv, quindi la creatività era un po’ frustrata, dall’altra però ho potuto leggere le sceneggiature, andare sul set, conoscere persone eccezionali. Quindi tutto sommato il bilancio è positivo.

I tuoi romanzi sono carichi dello humor e della grinta che caratterizzano anche la tua persona: ti ispiri a qualche autore in particolare?

No, purtroppo. Ci sono nata così. Poi certo la mia inclinazione mi ha portato a studiare alcuni personaggi piuttosto che altri. Tra tutti Woody Allen, ovviamente. Pendo letteralmente dalle sue labbra. Da sempre. Le sue battute sono per me fonte costante di ispirazione.

In qualità di addetta stampa e di autrice, in questo particolarissimo 2020, com’è cambiato il tuo lavoro? E come contrastare questa situazione secondo te?

Siamo ancora in divenire. Cioè gli effetti si vedranno più in là, credo. Adesso cerchiamo di restare a galla con gli strumenti che abbiamo. Si lavora da casa invece che in ufficio, questo è il vero cambiamento. Gli eventi sono on-line, dove non è possibile mantenere il distanziamento. Ma io spero di tornare presto alla normalità.

Che rapporto hai con i tuoi lettori?

Io scrivo per loro. Sono loro il mio motore. Quando scrivo penso: rideranno? Avranno paura? Piacerà il mio personaggio? Le riuscirò a coinvolgere? Riuscirò a non farle pensare ad altro per due ore? Ecco se la risposta è positiva, vado avanti a scrivere, altrimenti butto tutto. Non scrivo per me stessa quindi è per me un dovere fare le cose al meglio.

Sono curiosa di avere la tua opinione riguardo alle quote rosa nel mondo dell’editoria. Mi spiego meglio: i dati sono chiari, chi legge sono le donne ma molto spesso a scrivere sono uomini. Da donna vedi uno spiraglio di miglioramento? Non dimentichiamo che ultimamente i premi letterari principali sono stati assegnati a scrittrici.

Ecco io su questo punto non sono particolarmente ottimista. Tutt’altro. Il mondo è degli uomini. Soprattutto nell’editoria. Un uomo scrive un romanzo di formazione, una donna un romanzo rosa o d’amore. Jane Austen non è ancora abbastanza apprezzata, per dirne una. Ed era un genio dell’umorismo. Ma chi se ne è mai accorto?