30 Luglio, 2021

Intervista a Readerforblind

Readerforblind. Un piccolo spazio sulla nostra rivista per un grande progetto: riportare in vita i grandi capolavori della letteratura italiana ormai dimenticati. Una scommessa, un compito arduo che la neonata casa editrice che omaggia un racconto di Raymond Carver e che proprio dal mondo dei racconti proviene, si è presa e ha tutte le intenzioni di realizzare. Ma quali sono gli obiettivi in programma? Quali autori e perché proprio loro? Abbiamo chiacchierato di questo e di molto altro proprio con la Redazione di Readerforblind.

Come nasce Readerforblind e da dove arriva un nome così particolare?

Readerforblind nasce come rivista letteraria di narrativa breve nel 2015. Avevamo questo sito web sul quale pubblicavamo, previa selezione, i racconti brevi che ci arrivavano via e-mail. Nel 2020, dopo aver maturato esperienze in diverse realtà editoriali, abbiamo sentito la necessità di ambire a qualcosa di più grande e così, nel dicembre del 2020, nasce Edizioni Readerforblind.

Il nome è un omaggio a un brano del racconto Cattedrale di Raymond Carver: “Cercasi lettore per cieco”. Che è anche un omaggio al genere letterario con cui siamo nati, proprio per questo abbiamo scelto, nel nostro progetto grafico realizzato dalla bravissima Valentina Russo, di inserire una R capovolta, R è il nostro logo in braille, R è readerforblind, R è il racconto (o i racconti). A breve ricominceremo a pubblicare racconti inediti anche sul nostro sito.

Siete arrivati in libreria con I superflui di Dante Arfelli. Vi aspettavate un’accoglienza così calorosa?

Più che aspettarcelo lo speravamo. Abbiamo speso molte energie in questo nostro primo titolo che cadeva peraltro nel centenario della nascita di Dante Arfelli. C’era già molta attesa per la riedizione dei Superflui che mancava dalle librerie da molto tempo, quindi la curiosità era già alta. Non ti nascondiamo che inizialmente abbiamo fatto fatica a tenere “nascosto” quale fosse il nostro primo titolo in catalogo proprio per questo motivo. Poi al momento dell’annuncio abbiamo scoperto che, oltre a chi già aspettava il romanzo, si era creata una specie di comunità attorno a questo autore, che noi abbiamo ribattezzato bonariamente “arfelliani”, con cui tutt’oggi siamo ancora in contatto.

Chi era Dante Arfelli e perché ripubblicare questo titolo?

Dante Arfelli è uno degli autori che nel Novecento riuscì a, non solo esordire, ma a vendere in Italia così tanto da essere osservato e poi tradotto negli Stati Uniti da Scribner, lo stesso editore di Hemingway, con cui si stimano 800.000 copie vendute in prima edizione e un milione con la successiva riedizione in economica. Purtroppo la “stella di Dante Arfelli” si eclissò pian piano per vari motivi; smise di scrivere e si ritirò in provincia, sia per una malattia che lo colpì duramente sia perché deluso da quel mondo editoriale che l’aveva incensato e poi abbandonato in brevissimo tempo. Quando siamo venuti a contatto con la sua storia abbiamo riletto questo libro immediatamente, Valerio lo possedeva nella sua libreria nella prima edizione Rizzoli del 1949 (tra l’altro pagato due euro a una bancarella dell’usato); notammo subito una scrittura moderna, scarna ma con una poetica potentissima, uno spaccato dell’Italia post bellica che, però, parlava anche di noi, di come eravamo e di cosa possiamo diventare. Fu una bellissima riscoperta tanto che, grazie al nostro direttore commerciale Ernesto Valerio, ci mettemmo subito alla ricerca dell’erede, lui andò direttamente a casa sua per parlargli, spiegarle il nostro progetto, cercare una strategia comune perché questo autore (tutte le sue opere, non solo I superflui), suo padre, venisse non solo ristampato, ma reintrodotto nel panorama letterario in modo pulito e che gli rendesse merito. Questo successe in pieno lockdown, e con i limiti che il blocco ci imponeva: ci furono ritardi, piccole cadute ma tanta soddisfazione e a gennaio 2021, nell’anno del centenario della nascita di Dante Arfelli, il libro era pronto per essere “rispolverato”.

Ci raccontate un aneddoto legato a I superflui?

Era marzo 2020, in pieno lockdown, e ci trovammo a parlare di autori italiani dimenticati, quelli fuori dai soliti nomi noti, e il progetto delle polveri prese corpo. A un certo punto il nostro attuale direttore commerciale fece il nome di Dante Arfelli. Quel nome continuò a rimbombarci nella testa per diversi giorni, finché nella nostra biblioteca privata ci ricordammo di aver già questo titolo. Fu una lettura intensa, consumata in soli due giorni (nonostante il lockdown continuavamo a lavorare e il tempo per leggere era poco), un colpo di fulmine immediato. Nonostante gli anni del testo, si trattava di una scrittura moderna e scorrevole. Scansò immediatamente tutti gli altri “concorrenti”, facemmo in modo di concentrarci sull’acquisizione immediata dei diritti mettendo in primo piano questo titolo.

Le prefazioni dei vostri romanzi sono firmate da scrittori contemporanei.  Come nasce l’abbinamento?

Abbiamo deciso di abbinare prefazioni di scrittori contemporanei agli autori dimenticati del nostro catalogo perché volevamo che voci nuove raccontassero il lavoro di chi li ha preceduti, come una sorta di passaggio del testimone, cercando di trovare voci che fossero simili a quelle che stavano raccontando.

Su Pulplibri abbiamo la rubrica Paragrafi d’Autore che si propone di ricordare degli autori del passato. Presente e passato che si intersecano per creare nuove strade, nuovi percorsi. Quanto è importante pescare da vecchie edizioni, in alcuni casi addirittura fuori catalogo?

È la cosa più importante. Per andare avanti abbiamo bisogno di leggere per capire da dove veniamo e per raccontare storie nuove occorre conoscere le storie di chi ci ha preceduto.

Nel caso di scrittori che non sono più in vita occorre relazionarsi con gli eredi, e immagino sia una fase delicata nel momento della stipula del contratto.

In realtà non sempre è così. Abbiamo trovato sempre persone disponibili ma solo a volte scottate da riedizioni precedenti. Non sempre l’etichetta di “piccola casa editrice indipendente” spaventa gli eredi, semmai è il contrario; una piccola casa editrice può lavorare sul testo in modo più oculato e provare, con i propri mezzi, a ridare vita a testi che altresì con grandi case si perderebbero nella vastità dei titoli dei loro cataloghi. C’è bisogno di raccontare il progetto e creare una storia intorno al libro, creando un rapporto di fiducia e stima reciproca.

Il mondo dell’editoria è una giungla: quali sono i vostri punti di forza?

Tutto il mondo è una giungla, c’è bisogno di “sbracciare” in tutti i campi. L’editoria è un settore commerciale come tutti gli altri e che va affrontato in maniera onesta e con dedizione. Nessuno si alza la mattina pensando “oggi lavorerò male” o “non presterò cura a ciò che faccio”; quello che cerchiamo di fare noi è approcciare a questo lavoro in modo umile e ordinato, cercando di metterci passione, impegno e tutte le competenze che abbiamo e, senza presunzione, circondandoci anche di professionisti del settore.

C’è un passaggio fondamentale, soprattutto per le case editrici piccole e medio-piccole, che a voi non manca: la distribuzione. Quanto conta per la sopravvivenza di un editore?

Tutto. Sembra un’esagerazione ma è vero, perché oggi puoi anche pubblicare il libro più bello del mondo ma se il lettore non riesce a trovarlo sotto casa è inutile.

Per i primi due titoli del vostro catalogo avete scelto autori italiani: scelta consapevole o casuale?

“Le polveri” sarà una collana di riscoperte, autori del Novecento che per un motivo o per un altro sono stati dimenticati dal “grande pubblico”. La scelta di partire e di concentrarci perlopiù su autori italiani non è affatto casuale: per noi è importante capire da dove veniamo e trovare titoli che possano raccontare questo, le storie, prima di tutte, da cui siamo partiti, e i personaggi che hanno fatto grande il nostro paese e la nostra cultura letteraria. Con l’occhio strizzato, però a più generi letterari. Perché abbiamo avuto filoni importanti ma anche “azzardi” che, a oggi, restano pietre miliari della letteratura.

In questo primo anno pubblicheremo sei titoli nella collana le polveri e cinque di questi sono appunto di autori italiani. Comunque il progetto prevede anche dei recuperi stranieri.

La precisione e la qualità di Readerforblind si notano anche e soprattutto dalla cura impiegata nei dettagli: la copertina elegante, la carta utilizzata e il formato scelto.

Siamo convinti che la qualità e l’attenzione ai dettagli siano fondamentali per la riuscita di un progetto che ha l’ambizione di affermarsi nel panorama editoriale italiano, soprattutto quando si tratta di una casa editrice piccola e indipendente. In ogni copertina della collana le polveri c’è una foto originale, che la nostra grafica editoriale si occupa di adattare al modello grafico e cromatico scelto. Ogni pubblicazione ha una tiratura limitata e ogni libro è numerato a mano. Volevamo che il prodotto finale fosse riconoscibile. Per quanto riguarda l’impaginato abbiamo scelto un modello elegante che fosse anche comodo alla lettura.

Qual è il vantaggio di avere uno scrittore in casa editrice?

Più che il vantaggio di avere uno scrittore in casa editrice, abbiamo il vantaggio di avere persone appassionate di libri e dei meccanismi editoriali. Priva quasi 4000 titoli di cui un migliaio “impolverati”.

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