Julia Armfield / La notte sui sommersi

Julia Armfield, Riti Privati, tr. di Ilaria Oddenino, Mercurio, pp. 291, euro 20,00 stampa, euro 13,99 epub

Piove, piove e non si ferma quasi mai. Nel futuro l’acqua piovana invade le strade, sommerge le case e costringe l’umanità a adattarsi a questo nuovo, inesorabile corso degli eventi. La città reagisce, le persone si trasferiscono ai piani alti degli edifici o sulle colline e si muove tramite passerelle o imbarcazioni. Ma l’acqua continua a salire, nonostante la voglia di continuare a condurre un’esistenza normale, a incontrarsi, ad andare alle feste, a innamorarsi e a lasciarsi, o solo a fare sesso per dimenticarsi con un po’ di svago dell’acqua che non smette di salire. Isla, Agnes e Irene sono le figlie di un architetto da poco defunto che, prima di morire, ha lanciato una sfida alla pioggia incessante realizzando una casa in grado di elevarsi tramite un sistema telescopico al di sopra del livello dell’acqua che cresce progressivamente e fa da sfondo ai rapporti fra le tre donne, alle loro tensioni che esplodono e si ricuciono, alle loro vite che cambiano mentre rimettono insieme i pezzi dell’eredità paterna, sia materiale che spirituale. Mentre Isla, Agnes e Irene sono impegnate con a superare la perdita del padre, l’acqua non smette di salire.

Riti Privati, di Julia Armfield, è un oggetto letterario sui generis, con un elemento fantastico che pur rimanendo sullo sfondo, fuori centro rispetto allo sviluppo dei rapporti fra il trio dei protagonisti, conserva una grande forza sia a livello simbolico sia a livello di un world building che, pur senza prendersi il centro della scena, in qualche modo la pervade e condiziona tutto in maniera discreta, a volte quasi silenziosa salvo farsi notare quando serve. Mentre Agnes, Isla e Irene litigano e si riappacificano, iniziano nuove relazioni o le terminano, cercano di capire cosa farsene di ciò che ha loro lasciato il padre, l’umidità invade le stanze e la pressione costante del liquido contro le finestre sostituisce in maniera onnipresente il cielo mentre, al netto di incidenti e lutti correlati alla situazione, tutti continuano a svolgere il proprio lavoro e a divertirsi come se nulla fosse, anzi, fingendo che nulla sia. In questo modo Armfield racconta l’antropocene, con un approccio deliberatamente sbilanciato verso la metafora rispetto alla costruzione puntuale di una situazione verosimile, con un mondo che sprofonda progressivamente ma, fino all’ultimo istante utile, è possibile ordinare la propria bevanda in caffetteria oppure andare a un party con dj set. Le informazioni puntuali ci sono e stanno altrove, in abbondanza per chi vuol fare ricerca, Armfield preferisce fare un lavoro di sintesi con una rappresentazione efficace nella propria essenzialità.

La struttura stessa del romanzo è un discorso intorno alla letteratura dell’antropocene, con una critica velata ma fino a un certo punto ai romanzi dell’ipertrofia del racconto dell’interiorità, alle saghe familiari costruite sulle emozioni e su drammi privati che lasciano fuori il mondo e il suo portato politico. Isla, Agnes e Irene si curano poco di quel che succede fuori, vivono e sopravvivono ma sono profondamente focalizzate sul privato delle loro vite, su quel che capita a loro all’interno delle loro case e delle loro camere da letto, lo sanno che la pioggia non si ferma e non è che non ci pensino, al fatto che sta sommergendo tutto ma ciò non è propriamente il centro dei loro pensieri. Da questo punto di vista Riti Privati è un libro intelligente, quasi un cavallo di Troia che si presenta come costruito su determinati presupposti e invece fa passare in maniera quasi clandestina una riflessione che ti salta addosso solo quando ormai dentro al libro ci sei e non ha più senso abbandonarlo perché magari cercavi altro. In tutto questo, la cifra del romanzo è la brutale onestà, quella che non offre false speranze e che, nella sintesi che rende le cose semplici spogliandole di orpelli, ti rappresenta un’idea di futuro tanto stilizzata quanto plausibile.