«L’Islanda è una pietra nell’oceano circondata da pesci: togli i pesci, e che cosa rimane?» Partiamo da un dettaglio fondamentale: l’aggettivo artico non esiste nella lingua islandese, che indica il Circolo Polare Artico come Norðurheimskautsbaugur, “Anello del Polo Nord”, e il Mar Glaciale Artico come Norður-Íshaf, “Mare di ghiaccio del Nord”. Lo scrittore Leonardo Piccione, già avvezzo alle questioni islandesi per via dei suoi frequenti viaggi lassù e per Il Libro dei vulcani d’Islanda (Iperborea 2019) e Insegnare a nuotare a una foca (Utet 2024), ci regala una guida alternativa ricca di retroscena, curiosità, ricette e nozioni su flora (non molta) e fauna (molta di più) di un luogo magico che sa rapire il cuore come Grimsey.
Questa piccola isola dell’isola principale, l’Islanda, considerata terraferma dai pochissimi abitanti che resistono e persistono nel vivere a Grimsey, ha una storia bizzarra. «Ricomposto lo sguardo in un ghigno inquisitore, lo sportellista mi sottopose due quesiti, un paio di interrogativi taglienti come il vento del Nord: “Che vai a farci a Grìmsey? Non hai sentito che perfino Dio li ha abbandonati?”»
In effetti sull’isola manca praticamente tutto. Non c’è una scuola, non c’è un servizio di polizia, manca l’ospedale e manca perfino una chiesa. Il pastore che si occupa alle anime di questa comunità resta a disposizione ma si reca in loco solo in un paio di occasioni all’anno. I pochi bambini si trasferiscono sull’isola principale con le mamme al seguito lasciando solo gli uomini e le donne che non hanno famiglia ad occuparsi di pesca e delle poche altre attività come gestione del cibo e delle case per i turisti. Anche raggiungere l’isola di Grimsey non è così semplice, tutto dipende dal tempo, dal vento e dalla forza del mare, che, come potrete immaginare, mutano da un momento all’altro. E quindi come trascorrere le lunghe giornate lassù al nord?
Da inguaribile curioso e appassionato d’Islanda, Piccione scopre un mondo sulla storia dell’isola di Grimsey, a partire dalla bizzarra figura di Daniel Willard Fiske, pittoresco bibliofilo ottocentesco che ancora oggi ricopre il ruolo di patrono dell’isola. Bibliotecario e professore di lingue nordiche europee alla Cornell University, diventa successivamente collezionista e mercante di libri. Innamoratosi della terra islandese, raccoglie ogni singolo testo che parli o accenni alla sua amata isola ma è anche appassionato di scacchi. È tra gli organizzatori del First American Chess Congress, un torneo statunitense che fu vinto da Paul Morphy, e nel 1900 fonda il primo circolo di scacchi di Reykjavik.
Come abbiamo detto questo è molto più di un semplice saggio sull’Islanda, su Grimsey nello specifico, è anche una guida per quei turisti che hanno voglia e coraggio di sperimentare le piste nere degli sciatori, vivere l’isola da un’altra prospettiva, più interna e intima, di conseguenza più reale. L’autore infatti sperimenta anche la gestione di un piccolo food truck ma anche la pesca e le varie escursioni in territori ricchi di storie e leggende, con uno stile di scrittura avvincente ed estroso. Se si mettono sul piatto della bilancia le elevate temperature estive, il caos dei turisti e la perenne connessione a internet, social e compagnia bella, tutto sommato la prospettiva di un periodo trascorso al nord, circondato dalle bellezze della natura, al fresco e con molto tempo libero pare molto allettante. Un pezzo del vostro cuore statene certi, resterà a Grimsey.


