Miguel Vila / L’onda del dolore sale a Nord Est

Miguel Vila, Deflagrazione, Coconino, pp. 176, 17x24 cm., euro 20,00 stampa

In un oggetto di uso comune, in una situazione banale, si nasconde una trappola devastante che distrugge i corpi delle persone e le vite. Succede a Bologna, in una sala studio, quando un ordigno nascosto in un temperino esplode distruggendo la mano di uno studente. Le conseguenze vanno però oltre la semplice amputazione di un arto, perché il corpo è il grado zero della vita e, sconvolgendone gli equilibri, si scuotono le fondamenta di un universo quotidiano, familiare e relazionale. La perdita di una mano scuote le fondamenta del rapporto fra due famiglie del Nord Est italiano mentre, sullo sfondo, un bombarolo di cui non si conosce l’identità semina il panico portando tutti a chiedersi dove, e camuffato da quale oggetto,  esploderà il prossimo ordigno, condizionando la percezione e i comportamenti delle persone ancora prima di fare ciò per cui è stato progettato. Le indagini procedono portando, con un carico di risultati inaspettati, una devastazione ancora maggiore a quella delle bombe che esplodono e più profonda delle ferite che lasciano.

“Thriller” e “true crime” sono alcune delle parole chiave che possono venire in mente parlando di Deflagrazione, l’ultimo graphic novel del fumettista veneto Miguel Vila, ma i due termini sono forse più adatti a incasellare l’opera dentro a trend riconoscibili dalla rete che a definirne il senso profondo. Certo, tecnicamente non si tratta di definizioni scorrette ma qui il genere conta fino a un certo punto, sfuma in qualcosa di diverso: sia detto questo non per sminuire la storia, ma perché la sensazione è che le azioni del bombarolo siano quasi un McGuffin e  il punto del libro sia un altro. L’esplosione inaspettata, a tradimento, il gesto distruttivo cieco serve più che altro a spingere una biglia che già si trovava su un piano inclinato, sia a livello diegetico sia a livello tematico. Se i rapporti tra i personaggi non arrivano a un punto di rottura in modo del tutto improvviso, le tensioni che li attraversano erano lì già da prima. Il nord est raccontato e rappresentato con tanta spietata lucidità da Vila, sia attraverso i testi che con i disegni, incombe fin dalla prima vignetta, anzi da prima di aprire il libro, e l’autore non fa che portarlo alla luce con il suo lavoro. 

Ed è proprio attraverso i disegni che arriviamo a percepire Miguel Vila come autore completo di fumetti,  mano a mano che la sinergia tra testi e disegni delinea la caratterizzazione dei personaggi attraverso la loro dimensione grafica. La loro fisicità imperfetta, cadente, ricca di difetti estremamente comuni, banali, realistici e mai sopra le righe riflette il loro spessore interiore di figli del nord est industrioso, personaggi non positivi ma nemmeno villains melodrammatici. Certo, è una tecnica vecchia come il mondo ma azzeccata e sviluppata in modo estremamente funzionale; a livello di esecuzione non fa una piega ed esprime esattamente ciò che vuole esprimere con efficacia. Così come efficace è la caratterizzazione dei personaggi filtrata da una certa grettezza ma anche dalla difficoltà  nel comunicare fra persone che si vorrebbero bene, i cui rapporti, non di rado, sono tenuti insieme più dai silenzi e da un atteggiamento conservativo che li porta a non risolvere i loro problemi che non da reale coesione. 

All’inizio e alla fine tutto, a spingere in avanti la narrazione, c’è il bombarolo ispirato all’Unabomber italiano, ci sono le sue bombe che esplodono nell’ombra in cui sono nascoste facendo crepitare la luce tra le crepe che attraversano le relazioni fra i protagonisti, mettendole a nudo e divaricandole, se possibile, più di quanto già non siano. Senza sovvertire  le dinamiche in atto ma accelerandole e rivelandole per quel che sono. E qui la critica non si limita all’aspetto sociale ma va più a fondo, mettendo in questione ciò che tiene insieme le persone, non con un attacco diretto ma con un’analisi lucida che ne mette ancor più in evidenza debolezze e criticità.