Sara Rattaro / La libertà conquistata

Sara Rattaro, Il vestito di mia madre. Storia di Teresa Mattei, antifascista, Piemme, pp. 303, euro 18,90 stampa, euro 12,99 epub

In occasione dell’ottantesimo Anniversario della Liberazione e quindi della nascita della Repubblica nata dalla Resistenza, il dibattito pubblico è stato purtroppo egemonizzato dalle più fantasiose e provocatorie ipotesi revisioniste che attribuivano ai partigiani le colpe più disparate. Vi sono state amministrazioni comunali che hanno impedito anche solo di cantare Bella ciao perché canzone considerata “divisiva” (!) In altri luoghi sono state oscurate targhe in memoria delle azioni di liberazione dello stato e della società italiana in difesa della democrazia. In molte occasioni ha prevalso il silenzio e il disinteresse.

In questo modo, non solo la grande storia, ma anche la storia personale degli esseri umani che si sono resi protagonisti di quegli anni formidabili è stata passata un po’ sotto silenzio. Tra questi, una situazione particolare l’hanno vissuta le storie delle donne partigiane. Per decenni relegate nell’oblio delle “staffette” poi lentamente e sporadicamente emerse attraverso figure enormi per statura umana, morale, civile e politica come Carla Capponi, Ada Gobetti, Irma Bandiera, Joyce Lussu, Tina Anselmi, Nilde Jotti, Miriam Mafai e molte altre. Oltre quattrocentomila di cui più di trentacinquemila armate e direttamente combattenti. Mescolate al loro interno per ceto e livello di studi ma tutte animate da un’una convinzione civile oltre che politica. A differenza dei loro compagni maschi, non hanno mai avuto un grandissimo rilievo nella trasmissione della memoria collettiva. Recentemente solo il bel libro di Benedetta Tobagi è riuscito a fare ordine e restituire ragione a questo variegato mondo in La resistenza delle donne (Einaudi, 2026).

Oggi un’altra figura di donna, militante partigiana, riesce a conquistarsi una meritata ribalta. È quella di Teresa Mattei, genovese, nata negli anni Venti. Mattei fu la donna più giovane a far parte dell’Assemblea costituente. Insieme a lei altre venti compagne di lotta rappresentarono concretamente la nascente classe dirigente dell’Italia repubblicana. Ce la racconta in un libro ben documentato ma narrato in una chiave romanzata Sara Rattaro con il titolo Il vestito di mia madre.

Per comprenderne al meglio la misura è importante sapere che nella narrazione di Rattaro vengono valorizzati alcuni comportamenti della biografia di Teresa Mattei che hanno un valore fortemente evocativo. Come quando a diciassette anni, a scuola, Teresa si alza in piedi per contestare il suo professore che difende le leggi razziali. Per questo verrà espulsa da tutte le scuole del regno. Insieme a questa, seguiranno altre vicende di coraggio e di lotta clandestina. Ma il suo impegno “partigiano” proseguirà anche nella neonata repubblica, soprattutto a favore delle donne, qualche volta lottando contro i pregiudizi dei suoi compagni di partito, perfino i più autorevoli. Dona colta e preparata insistette perché nell’articolo 3 della Costituzione venisse aggiunta l’espressione “di fatto”, per mettere in risalto il dovere della Repubblica di rimuovere concretamente gli ostacoli che limitano uguaglianza e libertà. Inoltre, fu Teresa Mattei a scegliere la mimosa come simbolo dell’8 marzo. Grazie alla sua fioritura a inizio marzo, la mimosa rappresenta la rinascita, la forza e la resilienza femminile. Nel linguaggio dei fiori, i suoi rami gialli simboleggiano anche libertà, autonomia e solidarietà.

Nel dopoguerra, in qualità di “militare” testimoniò al processo contro Erich Priebke, responsabile dell’eccidio delle Fosse Ardeatine. Lo stesso ufficiale tedesco che pochi anni prima aveva catturato e fatto incarcerare in via Tasso suo fratello Gianfranco Mattei che proprio di quel luogo, dopo poco, si tolse la vita per non collaborare con i nazifascisti. Nonostante tutto questo, Teresa Mattei non viene rappresentata come una figura retorica. Nel racconto di Rattaro. Come nella vita vissuta, Teresa Mattei è una vera e propria testimone di chi erano e come vivevamo il loro impegno le donne partigiane. È lecito domandarsi: perché tra tante biografie (che talvolta, quando vengono raccontate rasentano il grottesco) quella di Teresa Mattei nei nostri istituti superiori non è mai stata tramandata alle nuove generazioni?