28 Novembre, 2020

Donne serial killer

Oyinkan Braithwaite, Mia sorella è una serial killer, tr. Elena Malanga, La nave di Teseo, pp. 340, euro 19,00 stampa, euro 9,99 epub                                                                                                                                               Jennifer Pashley, Il caravan, tr. Anna Mioni, Carbonio Editore, pp. 336, euro 16,50 stampa, euro 8,99 epub

Quest’estate, rotta la diga del lockdown, nel fiume in piena di novità editoriali figuravano un paio di titoli incentrati su donne serial killer (usciti peraltro nella stessa settimana): Mia sorella è una serial killer, della scrittrice anglo-nigeriana Oyinkan Braithwaité e Il caravan, della statunitense Jennifer Pashley. Una coincidenza che colpisce l’immaginazione – soprattutto se si considera che raramente, nella realtà come nella letteratura, le donne si rivelano assassine seriali. Almeno finora. 

Si tratta di due libri molto diversi, per tono, tipo di scrittura e ambientazione, e in un certo senso perfettamente agli antipodi: tanto Pashley riesce a portare il lettore per le strade segrete di una provincia americana gotica, popolata di roulotte ammuffite e atmosfere in stile Twin Peaks, quanto Braithwaite racconta con toni lievi e ironici una Lagos colorata e corrotta, dove la serial killer è una bellissima stilista/influencer nigeriana col “vizietto” di ammazzare i fidanzati. A una tematica insolita corrisponde quindi un’ambientazione insolita: alzi la mano chi ha mai letto romanzi ambientati in una Nigeria “borghese”; e l’America dei bianchi poveri, se non è certo merce rara nella fiction di questi ultimi anni (pensiamo alle proposte di case editrici come minimumfax e altre), sicuramente non corrisponde alla classica ambientazione middle class cui ci ha abituato la grande letteratura americana degli ultimi decenni, da Philip Roth a Don DeLillo e Jonathan Franzen. Questi romanzi evidenziano dunque il desiderio di esplorare strade meno battute, e le figure poco convenzionali che le abitano, provando a scavare oltre la superficie e gli stereotipi. Ed è a questo livello che iniziamo a trovare interessanti analogie: entrambi i romanzi ruotano intorno a una coppia di personaggi femminili, legati da una complicità intima ma contrastata. 

Nel Caravan si alternano le voci di Rayelle, che porta con sé il fardello di una tragedia familiare da lei stessa provocata, e di sua cugina Khaki, quasi una sorella per lei, nonché conturbante figura chiave della sua infanzia. Solo che Khaki è diventata una spietata serial killer di giovani donne in difficoltà, e quasi per caso Rayelle si ritrova a darle la caccia per le strade d’America a bordo di una roulotte scassata, in compagnia di Couper, misterioso giornalista armato di taccuino e di una singolare carica erotica. Il romanzo ha anche due cuori, oltre che due voci: uno è il passato di Khaki e Rayelle, fatto di povertà e lacerazioni, rapporti familiari confusi, precari, semi incestuosi – un’infanzia dominata dai tentativi di due ragazzine in cerca di amore che non possono far altro che aggrapparsi l’una all’altra per cercare di tenersi a galla. L’altro nucleo è costituito dalle quest delle due protagoniste, forse altrettanto disperate. Khaki vorrebbe proteggere e possedere in modo totalizzante le ragazze incontrate e uccise; la sua abitudine di ribattezzarle con i nomi di uno stato americano (da Florida a Tennessee a Virginia), quasi a voler abbracciare l’America intera, esemplifica l’inattingibilità di questo traguardo iperbolico – bello e irrealizzabile, come il desiderio inconscio di tornare al rapporto intimo con Rayelle durante l’infanzia. La quest di Rayelle e Couper, invece, corrisponde alla ricerca non solo della serial killer, ma anche di una stabilità emotiva e relazionale che appare altrettanto irraggiungibile. Pashley esplora queste vite con una scrittura intensa, ad alta densità emotiva, e si rivela maestra nel costruire con impressionante precisione evocativa situazioni e personaggi di questa America white trash.

Anche in Mia sorella è una serial killer troviamo due personaggi femminili nemici e complici, e un passato comune di violenza domestica che emerge pian piano. Korede, giovane infermiera dallo spiccato senso pratico, pensava che sua sorella Ayoola avesse iniziato a uccidere per evitare di subire violenza. Per questo l’ha aiutata a coprire il primo omicidio, oltre che per un sospetto quasi scaramantico: forse la chiave di tutto è il coltello con cui Ayoola uccide, un’arma appartenuta al loro padre: “Chi ci dice che un oggetto non abbia un proprio ordine del giorno? O che l’ordine del giorno non continui a dirigere le sue azioni?”. Ma col tempo i dubbi di Korede si moltiplicano: davvero uno dei fidanzati di Ayoola è morto per un’intossicazione alimentare? Perché sua sorella ha ucciso anche la sua ultima fiamma, Femi, uomo bellissimo e sensibile? Korede osserva con confusa preoccupazione mentre su Instagram Ayoola passa con disinvoltura dagli appelli per la scomparsa di Femi ai post sulla sua linea di moda, inanella un corteggiatore dietro l’altro fino a sedurre proprio l’uomo di cui Korede è innamorata. Chi è veramente sua sorella? A prevalere non è mai il rancore o l’invidia, ma il desiderio di proteggere, prima ancora di capire, la persona che ama di più al mondo, cioè Ayoola. Che alla fine aiuterà Korede anche a comprendere come il suo amato non sia così perfetto come crede… La scrittura di Braithwaithe è veloce e piena di brio, e nonostante la storia e le caratterizzazioni ambientali non possano certo vantare lo spessore di Pashley, Mia sorella è una serial killer si rivela un libro estremamente piacevole e ricco di umanità. In entrambi i casi il mistero che circonda la coazione a ripetere gli omicidi rimane intatto (anche se in Braithwaite la spiegazione sottesa rischia di apparire semplicistica), ma è chiaro che le giovani assassine appaiono inconsapevolmente intrappolate in un passato dove amore e violenza si intrecciano in un nodo gordiano che credono di poter sciogliere solo a colpi di coltello. Saranno invece lo sguardo e la mano di una sorella a offrire loro una vera possibilità di salvezza.

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