Guido Lopez è uscito dal coma? Nel 2009, colpito da un proiettile nel corso dell’indagine definita “Occidente” riguardante il centro dell’intelligence a Milano, l’ispettore viene rimosso dalle scene di un mondo in cui il kaos ha verificato le sue strutture e geometrie e la storia è avanzata alla velocità di una bomba atomica. Tempestivamente, personaggi di cupa disinvoltura, costumi politici deviati e disturbi mentali in attesa di diagnosi mondana, si sono impadroniti dei poteri. Tutti i poteri. La pandemia mondiale ha reso patogena l’atmosfera avanzando col suo microscopico agente freddo e privo d’intelligenza, perciò in grado di dilagare come una nube radioattiva. Quest’infezione non è bastata. Nei continenti alle luci artificiali si sono sommate vampate di missili e droni, il nuovo secolo ha mostrato la propria ostilità attraverso “Zio Vlad” nelle stanze del Cremlino e “Donald il Grande” nello Studio Ovale. La soglia nucleare lì, a un passo. E l’IA sul punto d’impadronirsi d’ogni linguaggio.
Prima di Lopez è Giuseppe Genna a tornare, nato per scandagliare l’irritazione epocale ormai da qualche decennio, esordendo negli anni Novanta proprio in quel luogo dove si compiva l’analisi della poesia del Novecento, quel cenacolo milanese progettato e realizzato da Nicola Crocetti. A dimostrazione di quanto sia vero – e ahimé impopolare – che la poesia giunge sempre per prima sul luogo dei fatti, anzi ne è il più delle volte l’epicentro. Genna, con Catrame, diede il via ai grandi racconti che documentano gli spazi e gli iperspazi del tempo “devastato e vile”. Era il 1999. Devoto anno.
Le fisionomie dei personaggi s’integrano alla Storia, mentre volti subalterni scorrono in ogni tipo di scoscesa centralità e periferia monumentale. È l’Italia dei pensieri selvaggi e delle azioni multiple. Talmente complesse, quest’ultime, da far apparire labirinti fantastici i rapporti scritti a gran falcate dallo scrittore che – come nessuno – genera poesia (ma attenzione: tutt’altro che “poetica”) all’interno di una prosa che narra, tenendo in vista Kubrick (soprattutto) e Nolan, Černobyl’, Homeland, e il poeta friulano Mario Benedetti.
Ora abbiamo L’uomo che non doveva tornare, ma che è tornato – al netto di una realtà che strappa e caccia dentro nubi nere e rossosangue (soffermarsi sulla copertina, sono questi i colori dominanti) –, dentro esplosioni e gesti tanto occulti quanto precisi nel dilaniare carni e pensieri. Fra accelerazioni incongrue dei Servizi, orrori del disordine, con Milano centro della “portaerei” nel Mediterraneo che sempre più fa gola a tutti, soprattutto ai Russi. Ora Lopez consente giri infraturistici in questa Milano, lisciandone la mappa rotabile e tranviaria, vagando con le sue membra marchiate e ammaccate. Altrove, a Est e a Ovest, alcuni eseguono istruzioni, e sbagliano. Oppure mostrano le cosche calabresi mentre trattano come Stati, e i dossier esplodono in una specie di apocalisse eterna. L’architrave delle modalità usate negli ultimi decenni del secolo scorso deflagra, nessuno sa bene come slanciarsi oltre le esplosioni, e forse salvarsi la pelle non è nemmeno l’opzione migliore.
Genna in quest’ultimo romanzo fa della sua scrittura una macchina capace di seguire le storie con meccanismi iper-geometrici che niente hanno a che fare con l’attuale invenzione tecnologica, ma che s’incuneano negli spazi allucinati della specie mammifera. Cioè l’inferno. La schiera dei potenti high-tech, a fianco di neofascismi, ha mutato guardie e ladri, la favoletta Trumpty Dumpty non avrà un lieto fine, ma la raffica di lampi elettrici presente in ogni pagina di questo libro ci fionda nelle profezie di Burroughs – bene ribadirlo in quest’epoca di polluzione totale, di ozoni e metalli e carne umana in un cocktail finale. L’uomo che non doveva tornare sembra essere il server contenente l’ultima storia a cui ci si potrà rivolgere un attimo prima che i tempi finiscano. Genna lo sa o lo immagina? Lopez è sveglio o ancora nell’altra dimensione del coma? Il futuro remoto ci ha raggiunto, sopravanzando il presente – presi nel ritmo sincopato-ansimante dei fatti sapremo non far prevalere la disperazione, essere meno ignoranti di un universo che potrebbe includere un frammento di salvezza?


