Tara Menon / La potenza distruttiva dell’acqua

Tara Menon, Vita sommersa, tr. di Clara Nubile, Gramma Feltrinelli, pp. 208, euro 18,00 stampa, euro 10,99 epub

Il 26 dicembre 2004, mentre turisti e residenti si preparavano a festeggiare Santo Stefano nelle spiagge idilliache della Thailandia, un maremoto si abbatté e devastò il Sud-est asiatico. Otto anni più tardi, a fine ottobre del 2012, Marissa si trova a New York e osserva la città prepararsi per l’arrivo dell’uragano Sandy. Tra gli scettici (“Hanno detto la stessa identica cosa l’anno scorso”) e titoli di giornale catastrofisti (“L’East Coast si prepara per una tempesta apocalittica”), Marissa vaga per la città che va svuotandosi, ragionando su come l’apocalisse che i giornalisti decantano non tenga conto del significato più letterale del termine. Dal greco ‘rivelare’, apokaluptein risuona più ferocemente in quello che accadde in Thailandia: “l’acqua spogliò tutto, denudò la terrà, smascherò il pianeta”.

Entra nel marchio Gramma di Feltrinelli la voce inedita della scrittrice indiana Tara Menon, residente a Cambridge, Stati Uniti. Con una scrittura limpida ed empatica, Menon intreccia il disastro ambientale in Thailandia con le percezioni ambivalenti contemporanee degli effetti del cambiamento climatico, ponendo l’accento sull’importanza del preservare l’ambiente naturale. Vita sommersa intervalla la vita di Marissa in Thailandia nel 2004 con la vacuità dell’esistenza più adulta a New York nel 2012, nel tentativo di superare la perdita di Arielle, scomparsa nel maremoto.

Marissa è nata negli Stati Uniti, ma ha imparato a chiamare casa solo la Thailandia, dove si è traferita con il padre dopo la morte prematura della madre. Vive in un’isola non lontana dalla terraferma, dove le immersioni, le creature acquatiche e il fondale marino le riempiono le giornate di nuove scoperte e immensa gioia per il mondo naturale. Quando conosce Arielle, Marissa trova un’amicizia che si snoda in pomeriggi passati su spiagge incontaminate, viaggi subacquei alla ricerca di mante e temporali scoppiati all’improvviso, passati tra fogli bianchi e matite colorate. Marissa e Arielle vivono in simbiosi con il mondo naturale thailandese, condividendo il rispetto per l’ambiente, il bisogno di proteggerlo dall’inquinamento di rifiuti e la meraviglia del mondo sott’acqua. L’autrice ci conduce a quel lunedì 26 dicembre 2004 in punta di piedi: un mare senza pesci, un cielo senza uccelli, mammiferi che scappano. Quando, dal bagnasciuga dove si trovano, Marissa e Arielle vedono l’oceano ritirarsi, è ormai troppo tardi.

I capitoli thailandesi si alternano ai capitoli newyorkesi: sono passati otto anni, ma nel cuore e nella mente di chi è pervaso dal dolore, il tempo non scorre più. Marissa lavora per una rivista di viaggi, ha la testa piena di incubi e un fantasma che la segue. Passeggia per Central Park conoscendo le specie di animali che la popolano, confrontandole con la ricchezza del mondo marino in cui è crescita. È il 2012 e New York si prepara ad affrontare l’arrivo dell’uragano Sandy, tra scetticismo e ansia generalizzata; Marissa, invece, vaga per le strade con passo apatico, senza direzione, sentendosi sommersa. Ha già vissuto la paura che deriva dall’impotenza nei confronti della furia della natura: solo attraversando, incolume, una tempesta, può risalire in superficie e tornare a casa.

Menon pone l’accento sulla natura, accompagnando la lettura a meravigliose descrizioni dell’ambiente sottomarino, tra coralli e una varietà immensa di animali acquatici. L’autrice affronta il doloroso tema della perdita e la meraviglia dell’amicizia, ma il romanzo ha un cuore pulsante che richiama l’attenzione su quello che ci circonda. Ciò che innalza Vita sommersa a romanzo di attualità è l’abilità di Menon di riscrivere le percezioni ambigue della popolazione mondiale nei confronti del cambiamento climatico e di eventi naturali sempre più imprevedibili, veicolando l’importanza sostanziale della cura dell’ambiente e del clima. Uno dei più importanti messaggi per la contemporaneità.