Lucio Besana / Orrore corale di provincia

Lucio Besana, La stanza bianca, Zona 42, pp. 428, euro 18,90 stampa, euro 9,49 epub

Bonello è un paese della bassa padana, duemila anime su per giù, un ecosistema in cui prosperano le storie piccole, grette, scandalose, quei piccoli momenti di violenza e di sopraffazione quotidiana, quegli atti di predazione che avvengono in un ambiente favorevole, un ambiente che nasconde tutto e maschera il più possibile i torti nel silenzio. Questo, per lo meno, fino a che un fenomeno inaspettato modifica la struttura della realtà stessa. Cambia il tempo, cambia lo spazio, e da una ferita che riguarda un pugno di persone si origina un’infezione che si allarga a tutti i bonellesi. Tutto parte da una casa teatro di un delitto efferato avvenuto in passato, da cui ha origine uno spazio bianco, una stanza candida che circonda le persone, ne tocca le menti e le cambia radicalmente. Bonello a quel punto è un bubbone che scoppia, con la violenza che corre per le strade e la conta dei morti che sale vertiginosamente. In pochi sono in grado di rimanere in sé, ma ciò non significa che siano al sicuro o che non abbiano un prezzo da pagare.

La stanza bianca, di Lucio Besana, è un libro che incontra pienamente le aspettative di chi già conosce un autore che, una volta di più, si dimostra un professionista padrone della materia e ferrato per quanto riguarda i riferimenti culturali del genere (e non soltanto). Se è lo stesso Besana a citare L’antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, Le notti di Salem di Stephen King, Casa di foglie di Mark Z. Danielewski e Paura nella città dei morti viventi di Lucio Fulci, chi scrive non ha potuto fare a meno di sentire anche gli echi del Lamberto Bava di Demoni e il Gotico rurale di Eraldo Baldini, che l’autore non cita direttamente ma se anche così non fosse ciò sarebbe la dimostrazione di quanto anche indirettamente le migliori opere di genere non vivano in una bolla chiusa e separata ma esistano in una dimensione fatta di influenze molteplici e spesso anche indirette. La stanza bianca non è infatti un’opera derivativa quanto, piuttosto, un lavoro consapevole e coscientemente contestualizzato nella Storia del genere da intendere come percorso collettivo in cui, in dati momenti storici, sono stati realizzati racconti in diverse forme che tuttora esercitano un’influenza. Una massa critica di testi che incide su ciò che viene dopo.

Restando in tema di masse ingenti di testo, La stanza bianca è un volume corposo e qui Besana dimostra un’altra volta la sua padronanza gestendo felicemente una molteplicità di personaggi ed eventi che vanno a costruire una vicenda corale raccontata senza fretta. Bonello, per quanto sia di dimensioni ridotte, è popolato da tanti personaggi e tante cose vi succedono, il che getta fondamenta profonde e solide, una lunga fase preparatoria per un momento di rilascio della tensione lungo e catastrofico, con diversi momenti di climax che mantengono la tensione costante trasmettendo l’idea che i protagonisti non l’abbiano mai veramente scampata. E da un certo punto di vista è così perché le conseguenze dell’orrore si attaccano loro addosso, chi emerge dalla massa di carne da cannone che viene sacrificata al lettore ci riesce pagando un prezzo fisico e mentale altissimo, portandosi addosso traumi e, soprattutto, i ricordi del male che ha funestato Bonello. Il male sia soprannaturale sia mondano aggancia con forza il romanzo alla realtà e ne rinforza la capacità di inquietare con uno strato aggiuntivo di sensazioni disturbanti dovuto alla familiarità degli episodi che vanno a costruire l’ambientazione con un’abbondanza di eventi che rende l’inizio del romanzo poco immediato in una maniera controintuitiva ma non per questo non godibile: basta volersi prendere il tempo per lasciare al world building il tempo di fare il suo effetto che, comunque, porta a un pay-off potente e proporzionato all’attesa. Nel costruire il romanzo Besana si prende dei rischi, una mano meno esperta avrebbe perso lettori con una scelta del genere, ma il genere è anche, e più che in altri contesti, tecnica, e da questo punto di vista l’autore di La stanza bianca sa decisamente il fatto proprio.