27 Novembre, 2021

Matilde Serao / Post-modernità e intertestualità

Matilde Serao, L’anima dei fiori. Il crisantemo. Il giglio. I lilla. Il garofano, cura Donatella Trotta, Edizioni Spartaco, pp. 60, euro 12,00 stampa

L’anima del Novecento si esprime nella ricerca di forme condivise e nell’utopia di una grammatica narrativa universale. Napoli, Parigi, Londra, Tokyo. Nella fantasia dell’autore lo spazio e la scrittura sono il prodotto di simmetrie e compresenze. Tutto questo riguarda Matilde Serao e in maniera più dettagliata L’anima dei fiori, edito nel 1903 dalla Libreria Editrice Nazionale di Milano. È servito più di un secolo perché lo scritto rivedesse la luce, grazie all’iniziativa di Spartaco Edizioni, al lavoro di Donatella Trotta, studiosa di Serao, e alla disponibilità dei discendenti della scrittrice napoletana che le hanno permesso di accedere alle pagine.  Il testo, suddiviso in otto volumetti, è alla sua quinta uscita: seguiranno, tra febbraio e marzo 2022, il sesto, L’edelweiss. La mimosa. La gardenia. Il fior d’arancio. La ginestra. Il mughetto. L’iris. La gaggia. La dalia, il settimo a fine 2022 e l’ottavo nel 2023, a 120 anni della prima pubblicazione del libro.

Il progetto è affascinante e ci permette di conoscere a fondo un’opera che si credeva perduta, attraverso cui scorrono le sfumature che costituiscono la modernità di una precorritrice di tante stagioni letterarie, dalle esperienze del realismo europeo a quelle della provincia verista, in cui si consumano i meccanismi complessi della tragedia sentimentale e del romanzo psicologico, declinati dalla passione della scrittrice per il teatro e la pittura.

L’anima dei fiori appartiene agli scritti che gravitano intorno all’attività giornalistica di Serao, fondatrice, insieme a Edoardo Scarfoglio, del Mattino. L’osservatrice di costume e società combina, nella dimensione del saggetto, la prosa simbolista e l’annotazione storica, la trattazione specialistica e il gusto dell’aneddoto, attraverso una lingua dinamica e ricchissima che esplora le possibilità dello scritto quanto quelle del parlato. L’esperimento si inserisce nell’estetica dell’Art Noveau, all’interno di un tripudio di vita vegetale, forme, colori, esotismi, preziosismi e sensazioni.

Nell’opera di Serao la lettura, ancor prima della scrittura, è dialogo. Da questo scaturisce la sua intertestualità. Importanti sono i richiami a Madame Chrysanthème di Pier Loti, alla poesia lirica e melodrammatica di Dante Gabriel Rossetti, alle consolatorie di François de Malherbe, a Shakespeare. Le innocenze e gli struggimenti del mondo costituiscono gli stimoli per un vitalismo libero da ogni maniera. Vi è Rinascimento e Medioevo, Romanticismo e Modernismo. In questa cifra si consuma l’elemento particolare delle ispirazioni emozionali e stilistiche di Serao.

L’anima dei fiori è il racconto di una donna moderna che non nutre nessuna fiducia nei confronti dell’universo contemporaneo, una donna che vive un tempo non suo, tesa alla ricerca di un complesso rapporto tra spiritualità e sensibilità in cui si inserisce la natura quale interlocutrice privilegiata. È una movenza caratteristica di Serao, questa, degna della massima attenzione. Non è che l’inizio di un lungo viaggio che ci accompagnerà nei prossimi volumi.


Due romanzi (da salvare) di Matilde Serao. In questo sito un articolo di Elisabetta Michielin