Matteo Paoloni / Variazioni musicali, variazioni di vita

Matteo Paoloni, Le impercettibili oscillazioni, Hacca, pp. 208, euro18,00 stampa, euro 10,99 epub

Sembra un gesto banale quello che si appresta a compiere il protagonista del libro di Matteo Paoloni, Le impercettibili oscillazioni, ma non è così. Lui stesso se ne accorge, gradatamente. Deve e vuole partire. Andare lontano da casa, dalle persone con cui ha condiviso la sua giovane vita fino a quel momento. Volare fino alle Canarie. Perché? “Perché no?” Risponde lui stesso in una delle tantissime conversazioni che innervano il libro e che più tardi articolerà meglio dicendo che partirà, più precisamente per Fuerteventura, “per lavorare”. Ma questo non è il punto. Il punto è che fino a quel giorno, fino a quel momento, egli ha vissuto come in un’isola. Quasi imprigionato in una zona fisica ed emotiva costituita da affetti anche gratificanti, da legami amicali e, naturalmente, da qualche “nemico”. Ha molto amato Marta, corrisposto. Non appena però il movimento della partenza, della separazione si fa concreto, affiora in lui un forte dolore. Si presentano le occasioni per fare bilanci, affiorano rancori e rimpianti, emergono gelosie. I volti, i corpi e le caratteristiche salienti degli stessi genitori (separati) vengono visti sotto una nuova luce.

A raccontare in modo particolarmente efficace i sentimenti e la condizione del protagonista senza nome di questa storia, concorrono due scelte stilistiche dell’autore. In primo luogo, la scelta della narrazione in seconda persona, non molto diffusa nella narrativa italiana contemporanea, che permette anche al lettore di stabile una sorta di “distanza partecipata” nei confronti del personaggio che gli permette di capirlo al meglio nelle diverse sfumature. In secondo luogo, la scelta narrativa di Paoloni di affidarsi quasi esclusivamente alla tecnica del dialogo per profilare al meglio la qualità delle relazioni che nel libro intercorrono tra il protagonista e le varie persone che, man mano vuole incontrare: per salutare o per dirimere questioni passate. In questo modo, caratteri e comportamenti dei vari personaggi, quasi tutti giovani, vengono alla luce senza alcun bisogno di essere presentati o introdotti.

Le impercettibili oscillazioni, inoltre, ci offrono al loro interno dei contrappunti, delle brevi frasi in corsivo: delle annotazioni in un’agenda immaginaria dove, come su un pentagramma, si collocano le note della piccola sinfonia degli affetti con le pause, le note dominanti, sensibili, toniche e le diverse “dissonanze”. Perché il giovane protagonista è anche un musicista. Con altri amici, da ragazzo è riuscito a fondare una rock band e soprattutto, oggi, compone canzoni che fa ascoltare al padre, quando sono in via di definizione, e alla madre solo quando sono “perfette”.

Nelle ore in cui il romanzo di Paoloni racconta la dimensione interiore del suo personaggio che cerca di elaborare o piuttosto di vivere una separazione dalle cose e dagli affetti, tra desiderio di restare e necessità di scomparire, si susseguono e si accavallano sentimenti di angoscia, di malinconia, di rabbia e di paura. All’ossessione per il tempo si accosta anche una percezione della morte. Il vuoto sembra vincere sul pieno. Molte cose e molte relazioni sembrano essere state troppo superficiali: sono come “una ragnatela disegnata sul nulla”. Gli addii a cui pervicacemente si è puntato per tutto il libro non sembrano mai risolutivi. C’è frustrazione per una situazione della quale almeno in parte si è anche responsabili. Solo Marta, capace di tenerezza nei sui confronti, ma anche di grande lucidità e di una certa fermezza, riesce a presentare ed affermare un sano principio di realtà che lo mette di fronte alle responsabilità delle sue decisioni, alla scelta della “fuga”. Lontano da ogni predica moralista, il racconto non arriva a facili conclusioni o a sintesi affrettate e lascia che il lettore respiri a pieni polmoni l’aria di un’età che dalla piena adolescenza si affaccia all’età adulta, seppur con qualche legittimo timore.