10 Luglio, 2020

, ingegnere elettronico di Padova ha costruito la sua carriera di scrittore su storie dalla struttura complessa trattando argomenti mai banali e sfruttando punti di vista affascinanti. Chissà se per Paragrafi d’autore ha scelto di rispolverare un classico della letteratura, il capolavoro incompiuto dell’austriaco L’uomo senza qualità per via di affinità professionali, di fatto la sua è una scelta che prova una coerenza di espressione narrativa.


E un giorno anche Ulrich smise di voler essere una speranza. A quell’epoca si incominciava già a parlare di geni del calcio o del pugilato, ma nelle cronache dei giornali su almeno dieci inventori, tenori o scrittori geniali, trovava posto tutt’al più un geniale centravanti o un grande tennista. Lo spirito nuovo non si era ancora del tutto affermato. Ma proprio allora Ulrich lesse da qualche parte, primo soffio di un’estate imminente, la frase: «Il geniale cavallo da corsa». Era la cronaca di un sensazionale concorso ippico, e forse l’autore non era neppure cosciente della straordinaria trovata che lo spirito collettivo gli aveva suggerito. Ulrich invece comprese immediatamente l’ineluttabile legame tra la sua intera carriera e quella genialità dei cavalli da corsa. Infatti il cavallo è sempre stato l’animale sacro della cavalleria e, da giovane, durante il periodo trascorso in caserma, Ulrich non aveva quasi sentito parlar d’altro che di cavalli e di donne e, scappato da quell’ambiente per diventare un uomo importante, quando, dopo alterne vicende, avrebbe potuto sentirsi vicino alla meta delle proprie aspirazioni, ecco che lo salutava di lassù il cavallo che era arrivato prima di lui.

(Robert Musil, L’uomo senza qualità, tr. Anita  Rho, G. Benedetti e L. Castoldi, )

Una delle categorie con le quali si valutano gli artisti – non solo gli scrittori, ma anche i musicisti, i pittori, i poeti, gli architetti – è quella della modernità una parola che, per sua stessa natura, non significa nulla se non nell’attimo preciso in cui viene pronunciata. Eppure, nonostante questa vaghezza intrinseca, ci è chiaro cosa è moderno e cosa non lo è: Shakespeare sì, Marlowe no, Salieri no e Mozart sì, i Beatles sì e i Beach Boys un po’ meno. Leggendo Musil, così lucido nell’osservare la società che lo circonda, una Kakania ancora ricca ma in lento e inesorabile disfacimento – economico, morale, estetico – ci pare di essere di fronte a un uomo del nostro tempo, come se in cento anni nulla fosse cambiato. Saremmo quasi tentati di dire che Musil ha precorso i tempi, ma non è così: Musil, i tempi “moderni” li ha inventati. Ed è questa la grandezza di tutti gli artisti che, a distanza di secoli, sentiamo vicini. Musil ha intravisto la crepa invisibile che minava le fondamenta di un mondo e l’ha rappresentata con una lucidità da ingegnere, inventando una lingua capace di sostenere questa visione. L’uomo senza qualità è un libro che prima o poi va letto, e che poi, necessariamente, va riletto.

Paolo Zardi (Padova, 1970), ingegnere, ha pubblicato i romanzi La felicità esiste (Alet, 2012), XXI secolo (Neo, 2015), La Passione secondo Matteo (Neo, 2017), Tutto male finche dura (Feltrinelli, 2018) e L’invenzione degli animali (Chiarelettere, 2019), ha all’attivo tre raccolte di racconti, Antropometria (Neo, 2010), Il giorno che diventammo umani (Neo, 2013) e La gente non esiste (Neo, 2019). Ha scritto il soggetto della grafic novel Innuendo (Miraggi, 2018). Cura il blog grafemi.wordpress.com.

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