17 Ottobre, 2021

TAG: postmodernismo

Amnesia Moon, di Jonathan Lethem

Amnesia Moon, se possibile, è ancor più radicale di “Cinque scopate”: in questo romanzo tutti soffrono di amnesia, tranne (forse) un motociclista di nome Fault, del quale però non c'è da fidarsi più di tanto (lo dice il suo cognome, che in inglese significa “difetto, sbaglio, colpa”). A partire dal protagonista, Chaos, tutti i personaggi di Amnesia Moon hanno scordato chi erano e com'era il mondo prima di una misteriosa catastrofe che ha scombussolato tutto; misteriosa appunto perché nessuno ricorda bene in cosa sia consistita e cosa l'abbia provocata.

Senza Elvis

Steve Erickson, Shadowbahn. "La voce della Wikipedia in inglese definisce Erickson come writer's writer. È una via di mezzo tra un privilegio e una maledizione, essere uno scrittore da scrittori, o uno scrittore degli scrittori; vuol dire che sei immensamente amato dai tuoi colleghi, ma non necessariamente apprezzato e conosciuto dai lettori. In compenso lo scrittore da scrittori è oggetto di culto, e può vantare prestigiosi ammiratori: nel caso di Erickson, le lodi sono arrivate da Thomas Pynchon [...]; ma a questi apprezzamenti vanno aggiunti [...] quelli di Haruki Murakami, Neil Gaiman, David Foster Wallace, Richard Powers, Jonathan Lethem, Kathy Acker, William Gobson e pure Mark Z. Danielewski, quello di Casa di foglie. Non mi pare poco."

V come Vladimir

Vladimir Nabokov, Lezioni di letteratura. "A proposito di Jane Austen, che non amava, Nabokov scrisse candidamente a Edmund Wilson di non aver «mai trovato niente di interessante in Orgoglio e pregiudizio”. Ciò nonostante decise comunque di includere Mansfield Park nel suo corso, e riuscì a cogliere aspetti intriganti dello stile di Austen, come quella che definisce «la fossetta, che spunta quando lei, furtivamente, introduce tra le componenti di un semplice brano informativo, un accenno di delicata ironia»."

Il DNA non basta

Stephen King, The Outsider. "È solo un libro di fiction (horror), d'accordo. È solo Stephen King (solo?). Ma il romanzo, per quasi 150 pagine, riverbera – certo, casualmente – uno dei più incredibili casi di cronaca nera della storia italiana, che ha avuto nel mese scorso la sua pietra tombale giudiziaria. Non lo nomino, va da sé, mi sembra persino fuorviante in questo contesto. Ma è pregio della grande letteratura agganciarsi con la pancia dell'attualità."

La lunga marcia, di Stephen King (1979)

Una scrittura apparentemente classica che mescola horror, fantascienza distopica, caratterizzazione attenta dei personaggi, ricostruzione maniacale dei luoghi (seguite il percorso dei marciatori su una mappa del Maine e ve ne renderete conto), e una straordinaria sensibilità alle dinamiche sociali che agitano gli Stati Uniti. In due parole, Stephen King. A tutti gli effetti lo vediamo già manifestarsi in questo romanzo scritto sul finire dell'adolescenza, un libro che suona potentemente radicato nel suo tempo e al tempo stesso capace di restituirci qualcosa del presente.