5 Aprile, 2020

Tag: Virginie Despentes

Dal nostro archivio

Guerra a fumetti

Recensione a Garth Ennis, Le storie di guerra. 1939-40: Spagna/Inghilterra, dis. Carlos Ezquerra e Tomas Aira, tr.  Leonardo Rizzi, Saldapress. Il volume comprende due storie. La prima è “Condor”, ambientata durante la guerra civile spagnola: quattro combattenti, un pilota di caccia tedesco, un fascista irlandese (esistevano, garantisco), un volontario socialista inglese e un miliziano iberico originario di Guernica, si ritrovano accidentalmente tutti insieme nel cratere scavato da un proiettile d'artiglieria, e sono costretti, essendo disarmati, a convivere in quella buca per sopravvivere a un fitto cannoneggiamento. Segue “Lo squadrone dei vampiri”, una storia che si concentra su una vicenda tutt'altro che nota, quella dei piloti della caccia notturna inglese. Dopo la Battaglia d'Inghilterra la Luftwaffe comprese che insistere con i bombardamenti diurni era impossibile, e passò a quelli notturni.

Un libro da arpionare

Ora però l’autore ha scelto di confrontarsi a viso aperto con la vastità del Moby-Dick melvilliano, realizzando un “romanzo a disegni” che ne illustra ognuno dei 135 capitoli, senza dimenticare l’epilogo e le due sezioni preliminari, ancora troppo spesso trascurate nelle moderne edizioni del libro.

Il racconto nello sguardo del viandante

Da dove vengono i racconti? Dai sogni? Dai viaggi? Dalle ossessioni individuali? Dai grandi mutamenti sociali? Ma soprattutto: da dove viene l'insopprimibile passione umana...

Mythologica. Quando il classico sa appassionare

Alcuni luoghi, che orgogliosamente permangono inattuali custodi dell’antico, talvolta si aprono alla voce del contemporaneo, ospitando voli e scintille capaci di suscitare altra inaspettata...

La materializzazione dell’astratto

François Rabelais, Gargantua e Pantagruele. "È Auerbach a individuare una netta posizione anticristiana, «per lui è buono l’uomo che segue la sua natura, e buona è la vita naturale, sia quella degli uomini che quella delle cose», e prosegue scrivendo che per "Rabelais non esiste peccato originale né giudizio finale. A rileggere oggi quest'opera monumentale, queste osservazioni suonano ancora più forti e profonde, soprattutto in un’epoca di materialità effimera come l’odierna, che si esprime solo attraverso il possesso e non attraverso l’essere e il vivere..."

Speciale Stranimondi

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