22 Febbraio, 2020

Tag: intervista

Dal nostro archivio

Il roccioso irlandese

Samuel Beckett, Lettere 1929-1940. "Ma andando avanti nella lettura si comprende immediatamente quanto la demarcazione fra vita e lavoro in Beckett sia difficile da individuare, e come la favola del suo essere “taciturno” sia ben presto smentita. Sarà anche stato difficile per lui scrivere lettere agli amici, ma sono molte le pagine dove il motto di spirito, diretto a un’opera o a un momento di “critica” verso qualcuno o qualcosa, si fa largo senza alcun freno."

Grande Storia, piccoli umani

Patrice Nganang, La stagione delle prugne, 66thand2nd. Secondo volume di una trilogia novecentesca del Camerun, La stagione delle prugne mostra per la prima volta dal punto di vista camerunese eventi che hanno forgiato il mondo, nel Novecento.

Nella casa della memoria

Douglas Anthony Cooper, Amnesia, D Editore. Recensione di Valentina Marcoli. Difficoltoso anche rinchiudere nella gabbia di un riassunto la trama di Amnesia. La vicenda ruota intorno a Izzy Darlow che irrompe con la sua storia, i suoi amori (Kate, ragazza affetta da disturbi psichiatrici) e i suoi ricordi - molto spesso dolorosi - nell'ufficio di un anonimo archivista di biblioteca prossimo al matrimonio.

Storie di Barriera

Paola Cereda, Quella metà di noi, Giulio Perrone Editore. Recensione di Valentina Marcoli. Ci vuole coraggio per mostrare quella metà di noi che abbiamo dovuto omettere per ragioni di testa e non di cuore. Verrebbe dunque da chiedersi la percentuale di calcolo in rapporto alla percentuale di sentimento e di autenticità che si riversano nelle relazioni che intessiamo quotidianamente. Il riflesso onesto di uno spaccato di società che mostra l’emergere di nuovi bisogni e nuove necessità.

L’amore per una lingua senz’amore

Adrián Bravi, L’idioma di Casilda Moreira, Edizioni Èxòrma. L’idioma di Casilda Moreira si presenta come l’esplorazione di un’altra lingua ancora, rispetto a quelle parlate dall’autore argentino e italiano, di stanza nelle Marche: il terzo incomodo – eppure estremamente utile nel riconsiderare il proprio rapporto con italiano e spagnolo – è il günün a yajüch, talvolta chiamato anche puelche, lingua realmente esistita nella Patagonia argentina e parlata dalla popolazione günün a këna.

Speciale Stranimondi