21 Febbraio, 2020

Tag: Mary Shelley

Dal nostro archivio

Squartare le storie

Fabrizio Coscia, Sulle tracce di Francis Bacon. "Si tratta, va detto, una narrazione sicuramente esigente, che al lettore non regala niente – ma neanche lo mitraglia con una cervellotica esibizione di pseudoavanguardismi stantii. Coscia ha respinto il racconto ruffiano di fenomeni da baraccone ed esperienze estreme preconfezionate, ma quel che mette sulla pagina è comunque, per quanto complessa, solida esperienza vissuta – solo, e qui lo scrittore sceglie coraggiosamente di essere inattuale, è un'esperienza dell'arte tutt'altro che edonistica e modaiola, e senza urli tra Sgarbi e Vanna Marchi, senza apericena nel museo."

Arte lì per lì

Fausto Delle Chiaie, Fuori catalogo "Un museo en plein air che non è solo di Fausto Delle Chiaie ma di tutti quelli che passano e hanno il coraggio di fermarsi a guardare e partecipare. Perché, in effetti, ci vuole un po’ di coraggio a fermarsi: il coraggio del curioso, di chi è senza pregiudizi, ha la mente aperta capace di cogliere e aprirsi al gesto artistico riconoscendolo “lì per lì”."

Roghi di libri (versione grafica)

Hamilton & Bradbury, Fahrenheit 451. "Ma quella ricreata da Hamilton è soprattutto una distopia cromatica, un viaggio da incubo scandito dal colore, dalle tonalità uniformi e alienanti che invadono ogni spazio della tavola, cancellando dettagli e contorni di una realtà allucinante e allo stesso tempo vagamente familiare (e per questo ancor più spaventosa), nella quale il primo bisogno è quello di perdere consapevolezza della propria condizione."

Robot, donne, androidi strani al cubo

riferisce MARIASILVIA IOVINE "Stranimondi si conferma come un evento centrale nel panorama dell’editoria italiana di genere, attestato da un significativo successo di pubblico, con più di mille ingressi in due giorni (non poco per un raduno di questo tipo); editori, artisti, scrittori, lettori si sono così ritrovati a scambiarsi opinioni e ad ascoltare conferenze."

Io, umano (forse)

Leggere e rileggere oggi i racconti compresi in Visioni di robot (e in Sogni di robot) provoca un certo grado di slittamento distopico. Il futuro immaginato dalle generazioni nate negli anni precedenti le guerre mondiali è fondato su specializzazioni tipicamente “meccaniche”, figlie della rivoluzione industriale, nessuno poteva immaginare azzardi che andavano ben oltre i primi passi della science fiction, come la miniaturizzazione circuitale, o l’insondabile mare magnum delle onde elettromagnetiche alla sua massima estensione, men che meno l’avvento del Web.

Speciale Stranimondi