22 Febbraio, 2020

Tag: Furio Jesi

Vampirismi

Dal nostro archivio

È successo di nuovo…

approfondisce PAOLO SIMONETTI "Lynch sposta questo processo a livello strutturale, progettando un infinito differimento dell’interpretazione: ogni episodio allarga lo scarto tra significante e significato, creando un gap che non può mai essere colmato del tutto, ma che apre invece una catena, un’aura di significati (le “teorie interpretative” dei fan) mai definitivi."

I luoghi della frontiera

Eugenio De Signoribus, Stazioni. "Le zone frequentate non sono quelle metropolitane, ma i luoghi della frontiera da varcare ogni volta per ritrovarsi al cospetto di maestri voluti, cercati, e studiati senza sosta fino ai giorni nostri da chi ha potuto restare in vita."

Leonard dall’ovest al giallo

Giulio Segato, Una commedia americana. "Il saggio ripercorre l'evoluzione dello scrittore fin dagli esordi, legati al genere più americano che esista, quello ambientato nello spazio geografico e mentale della frontiera, il selvaggio west che Leonard frequenta a partire da quello che probabilmente è il suo primissimo racconto, «The Trail of the Apache», uscito su Argosy nel 1951. Segato segue poi con grande attenzione il passaggio dal western alle ambientazioni metropolitane del giallo, che avviene alla fine degli anni Sessanta."

Non si vive una volta sola

Claire North, Le prime quindici vite di Harry August. "Attraverso capitoli brevi, incisivi, e una narrazione frammentata che ricalca il palinsesto della mente del narratore procedendo a zigzag tra le vite e i decenni, il romanzo descrive un suggestivo tragitto spazio-temporale che va dai campi di battaglia della Seconda guerra mondiale alla Germania del Muro di Berlino, dalla Russia degli anni Cinquanta all’America di inizio millennio, con sconfinamenti in Sudafrica e in Vietnam, nella Vienna degli anni Trenta, la Pechino della Rivoluzione culturale, l’Afghanistan di inizio anni Settanta, la Londra del Blitz, Israele…"

Basso continuo (e risalita)

Cecilia Ghidotti, Il pieno di felicità. "Esplorando il lato oscuro di quella che con notevole sicumera è stata definita “generazione Erasmus”, Cecilia Ghidotti non rinuncia mai alla lucidità dell’analisi e all’emersione di una coscienza che non è mai falsa, poiché, tra le altre cose, continua a ribadire la propria esperienza di migrazione all in all privilegiata."

Speciale Stranimondi